Una holding criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti è stata sgominata questa mattina a Torre Annunziata.

La base operativa era in un palazzo al civico 117 di Corso Vittorio Emanuele III, nel cosiddetto “quadrilatero delle carceri”, una delle più attive piazze di spaccio sotto il controllo dei clan camorristici oplontini che avevano la roccaforte a Palazzo Fienga, prima che venisse sgomberato e reso inaccessibile dalla magistratura.

In mattinata è scattata una massiccia operazione che ha visto schierati 70 agenti appartenenti al Reparto Prevenzione Crimine Campania e al Reparto Mobile, oltre a unità cinofile, antidroga e antiesplosivo.

È stato utilizzato anche un elicottero che ha sorvolato l’area dell’indagine svolta dalla polizia di Torre Annunziata, con l’ausilio della Squadra Mobile. Cinque gli arrestati: Antonio Bruno, tutti di Torre Annunziata.

L’operazione delle forze dell’ordine è stata rinoninata “Pesca pericolosa”, un nome scelto non a caso, visto che dalle indagini è emerso l’ingegnoso sistema di spaccio messo in piedi dall’organizzazione.

Da un lato venivano effettuate consegne a domicilio della droga, dall’altro lo stupefacente si conservava sul tetto di un inaccessibile palazzo pericolante, prelevandola con una canna da pesca modificata, alla cui estremità veniva posto un pendente ricoperto di nastro adesivo.

In tal modo la droga era recuperabile solo dagli spacciatori che ne conoscevano l’esatta posizione e conoscevano il metodo per “pescarla”.

Per lo spaccio veniva usato un linguaggio criptato: la merce era definita “maglioni” nelle comunicazioni via sms cliente-fornitore.
Dalle indagini degli uomini del commissariato di Torre Annunziata è emersa una mole enorme di richieste: sono state centinaia le dosi di cocaina, eroina e canapa indiana sequestrate durante le indagini, che sono riuscite a documentare almeno 30 episodi di spaccio tra Torre Annunziata e Torre del Greco.