“Non è vero, non è vero, non è vero, non è vero Mauri”. Erano le parole di un incredulo Lele Adani al 36° gol di Gonzalo Higuain con la maglia del Napoli nella Serie A 2015/16. L’ultimo che lo portò a siglare il record di gol della storia del campionato, in rovesciata al Frosinone al termine di un anno magico. È stato il miglior anno della carriera del Pipita, che a fine anno è passato alla Juventus trovando quei successi che sono mancato al Napoli e che hanno portato a dei litigi con il presidente Aurelio De Laurentiis. Quando si parla di Higuain è inevitabile pensare agli anni di Napoli, ma anche a quelli in cui giocava nel Real Madrid o alla Juventus, che per motivi diversi lo hanno reso un attaccante straordinario. Probabilmente, dal punto di vista tecnico è stato il migliore degli ultimi quindici anni. Perché era un centravanti con i piedi di un trequartista, capace di mettere la palla con precisione a quaranta metri senza troppe difficoltà. Il senso del gol, poi, con il giusto allenatore è stato ugualmente valorizzato al massimo. Non solo da Maurizio Sarri, ma anche da Manuel Pellegrini e José Mourinho al Real Madrid e da Massimiliano Allegri alla Juventus. Del resto, Higuain non è stato soltanto l’uomo del record, ma è stato un attaccante costante che in certe stagioni ha toccato i 30 gol, vincendo campionati in Spagna e in Italia. Se da una parte è ricordato per i gol e le giocate fantastiche, dall’altra il Pipita ha sempre manifestato un certo limite dal punto di vista psicologico nelle partite più importanti. Lo dimostrano, per esempio, le tre finali perse con l’Argentina in cui ha sbagliato gol clamorosi; le due con il Real Madrid; quella di Cardiff con la Juventus nella finale di Champions League 2017. Per non parlare delle varie coppe e supercoppe perse nel corso della sua carriera. Proprio la sua difficoltà a incidere nei momenti importanti, qualcosa di molto simile all’ansia, lo ha portato a essere considerato un calciatore tanto forte quanto fragile. E a essere aspramente criticato dai suoi tifosi, soprattutto in Argentina. Probabilmente, è proprio la sua incidenza negativa nelle finali che lo fa essere poco considerato rispetto ai grandi centravanti come Luis Suarez e Robert Lewandowski, dei veri e propri eroi in Nazionale e nei club.
Allo stesso tempo, però, questa fragilità rende Higuain dannatamente più umano rispetto ai suoi colleghi del gol. Lo porta in una dimensione diversa, decisamente più vicina a chi nella vita ha conosciuto, conosce e conoscerà la sconfitta. E anche le critiche. Quelle della stampa e dei tifosi, per esempio, Higuain non le ha mai veramente accettate e sopportate. Quando è andato a giocare all’Inter Miami, rilasciò un’intervista a La Nacion in cui fotografava appieno questo suo stato d’animo: “Le persone qui non ti giudicano perché hai sbagliato o segnato un gol, non ti giudicano se ti buttano fuori o no e questo accade anche con la stampa. Quindi, vivo con calma ed è un qualcosa che stavo cercando. Ora vado e mi metto in fila come chiunque altro, sono di nuovo una persona normale. A volte ti sconvolge, ma a volte dico “quanto è bello, perché è quello che volevo vivere”.
Né i media né i tifosi ti giudicano nel calcio, ma se sei grasso, se sei magro, se sei calvo… Mi sono fatta crescere la barba lunga e sono diventato una notizia, ma nessuno si chiede come sarò nel calcio. Ti rasi e sei una notizia… beh, anche questo parla dell’importanza di uno. Prima facevano male le critiche, ora no. E da quando è arrivata mia figlia ho cambiato la mia sensibilità. Chiaramente, che non sarò nel calcio. Ho deciso. Quando ho lasciato la nazionale ho iniziato a prepararmi per il futuro, e sapevo già che quel futuro non sarebbe stato nel calcio. La mia vita andrà da un’altra parte. Sarei un masochista se decidessi di rimanere in questo ambiente! No, no, non corrisponde a quello che penso. Vado da un’altra parte. In primo luogo, mi divertirò davvero con la mia gente, la mia famiglia. E poi qualunque cosa mi piaccia fare, la farò. Ma insisto: sono convinto che non sarò nel calcio. Mi piacerebbe studiare cucina, enologia… il vino mi cattura”.
Higuain si è ritirato nel 2022, a 35 anni, dopo aver segnato 16 gol in 31 partite all’Inter Miami. Poteva tranquillamente continuare a incidere in un campionato tranquillo come la MLS. Ma ha scelto di non farlo per vivere in modo tranquillo, lontano dal calcio. Del resto, ha giocato in top club che gli permetteranno di condurre una vita agiata visti i tanti soldi guadagnati. Però ci sono delle cose che le persone non perdonano, e che danno ancora più valore a quell’intervista a La Nacion realizzata cinque anni fa. È spuntata sul web una foto di Higuain con un tifoso in un negozio sportivo di Miami, vista la grande passione per il padel. Il Pipita era in pantofole, costume e canotta. Poi una barba lunga e i capelli sfatti, dove si vedeva chiaramente la stempiatura. Una foto che poi, secondo i vari portali d’informazione, era stata modificata con l’AI. E poi sarebbe stata diffusa l’originale, quella dove l’abbigliamento era lo stesso, ma semplicemente i capelli di Higuain erano rasati e la barba rasata e più curata. Allarme rientrato, la barba è ok. Per ore e ore non si è parlato d’altro, della brutta fine che avesse fatto quel grande attaccante, che ha ricevuto tantissimi insulti per il suo aspetto fisico. La trasandatezza, la trascuratezza, la poca cura dell’aspetto fisico per un ex calciatore. La pancia e la maglia di un bianco sporco e pieno di sudore. E qualsiasi altro dettaglio irrilevante. La foto di Higuain è stata presa e sbattuta su qualsiasi giornale del mondo, in pasto al mondo social pronto a giudicare la vita, l’aspetto e qualunque altra cosa di Gonzalo Higuain.

E quindi viene da chiedersi quando ci si è arrivati a questa deriva. Se effettivamente le persone sono sempre state così e quindi i commenti dei social abbiano semplicemente acceso i riflettori sulla cattiveria. Oppure col passare degli anni si è persa l’empatia di immedesimarsi in un ragazzo che a 37 anni ha deciso di vivere la vita come vuole, e che ha passato un brutto periodo per la tragica morte della madre dopo una lunga malattia circa cinque anni fa, un anno prima del ritiro dal calcio. Un legame forte, indissolubile, spiegato dallo stesso Higuain che il calcio lo voleva lasciare già prima: “Stavo per smettere di giocare, ma mia madre mi disse di no, di continuare. Se fosse dipeso da me, avrei smesso. Stavo lasciando il calcio, che è qualcosa che amo, ma amo di più lei… Mi ha detto che non mi avrebbe permesso di lasciare ciò che amo per lei”. Difficile capire se ci sia una risposta assoluta in tutta questa storia. Sta di fatto che quel che resta è la cattiveria gratuita nei confronti di una persona che non rispetta alcuno standard estetico e sociale attuale e che genera indignazione nella mente di chi si trova dietro a uno smartphone. Un’inclinazione sempre più forte nella grandissima e bellissima società contemporanea in cui comanda l’algoritmo. Chissà se a Higuain avranno raccontato cos’ha generato la sua foto, a prescindere dall’eventuale modifica dell’AI. E se lo avranno fatto, probabilmente si è ricordato ancora una volta il motivo per cui è sparito da tutti i social.

