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Medici, a Napoli “La libera professione: valore costituzionale, sostenibilità, sussidiarietà e futuro”

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Medici, a Napoli “La libera professione: valore costituzionale, sostenibilità, sussidiarietà e futuro”

A Napoli, il 75,19 per cento di medici e odontoiatri chiede l’introduzione di un tariffario minimo per le prestazioni svolte in regime privato. È il dato emerso dall’indagine conoscitiva promossa dall’Ordine e presentata nell’auditorium alla Riviera di Chiaia, durante l’incontro dal titolo “La libera professione: valore costituzionale, sostenibilità, sussidiarietà e futuro”

La richiesta, spiegano il membro della commissione libera professione dell’ordine dei medici, il professor Franco Di Stasio e il presidente commissione albo odontoiatri del capoluogo campano il professor Pietro Rutigliani, punta a tutelare il valore della cura e a contrastare la concorrenza al ribasso. (Interviste nel video allegato).

Dalle risposte emerge anche la necessità di maggiore supporto su fisco, previdenza, assicurazioni e obblighi formativi. Al centro del confronto poi anche il rapporto tra pubblico e privato, la responsabilità professionale e la colpa medica. Temi sviscerati nel corso dei lavori dal procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso. A commentare le parole del capo della procura oplontina il presidente dell’ordine dei medici di Napoli Bruno Zuccarelli. (Interviste nel video allegato).

Napoli, colpo di scena sul mercato? Allegri vuole incontrare Anguissa per capire i margini di una permanenza

Frank Anguissa e il futuro in bilico. Ha soltanto un solo anno di contratto con il Napoli e all’orizzonte non ci sono novità per il rinnovo del centrocampista classe ’95. Nelle scorse settimane si è parlato di un interesse dalla Turchia, di certo bisognerà prendere a breve una decisione definitiva per evitare di perderlo a parametro zero. Nonostante abbia un anno di contratto, però, Massimiliano Allegri apprezza tanto Anguissa. Vorrebbe incontrarlo per capire se ci sono i margini per una permanenza. Ne parla l’edizione di oggi della Gazzetta dello Sport:

“Anguissa è il depositario delle verità future della mediana: se dovesse restare indirizzerebbe il Napoli verso la conferma di un blocco che Allegri apprezza e del quale non toccherebbe nulla. Il contratto c’è, i contratti non ancora, e la tentazione dell’allenatore è di incontrare Anguissa, di parlargli, di coglierne l’umore, uscito un po’ ammaccato dall’ultima stagione accidentata”.

UGP fissa alla fine di giugno una nuova deadline: De Laurentiis per ora dice no alla vendita del Napoli

Ci sono delle novità sulla possibile cessione del Napoli. Il gruppo di investitori coordinati da Matt Rizzetta ha offerto 2,2 miliardi per l’acquisto del club. Un’offerta ricchissima, ma rifiutata da Aurelio De Laurentiis, che sente di non aver terminato qui il suo lavoro. Il progetto degli imprenditori americani è molto ambizioso e comprende la creazione di una polisportiva tra calcio e basket, oltre a un completo salto di qualità sulle infrastrutture sportive. Ma ci sarebbe una deadline. Ne parla l’edizione di oggi del Corriere dello Sport:

“L’offerta shock da circa 2,2 miliardi di euro ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione di De Laurentiis: “Abbiamo trattato per sei mesi”, ha detto Rizzetta. Ma poi i negoziati sono sfumati per alcuni problemi legati a delle clausole coperte dalla riservatezza contrattuale: Adl ha garbatamente ma fermamente rifiutato per l’ultima volta a ridosso dell’ultima giornata di campionato e ha detto stop.

Il pool di investitori coordinato da Rizzetta non ha ancora abbandonato il progetto Napoli nonostante la netta chiusura di De Laurentiis, ma ha fissato la propria deadline alla fine del mese di giugno per valutare, eventualmente, l’ipotesi di concentrarsi su altri investimenti. Anche Adl rientrerà in Italia dagli Stati Uniti più o meno fra tre settimane, ma ovviamente dalla California continua a seguire il mercato e l’evoluzione della vicenda Allegri-Milan. Contestualmente, continua a ribadire anche la sua idea: il Napoli non è in vendita. Costa Est, costa Ovest”.

Napoli capitale del noir, V edizione Festival del Giallo

Napoli capitale del noir, V edizione Festival del Giallo

Napoli capitale del Noir e del Mistero, il Festival del Giallo città di Napoli, presieduto da Maurizio De Giovanni, curato nella direzione artistica da Ciro Sabatino e realizzato con il patrocinio dell’Assessorato al Turismo e alle attività produttive del Comune, ha proposto 87 ospiti, 58 eventi, 4 giorni di storie e libri, racconti e misteri. All’evento conclusivo ha partecipato l’Assessora Teresa Armato: (intervista nel video allegato).

Un salottino allestito nello spazio antistante alla Liberia. Io ci sto, il pubblico sulla scalinata di Piazza Fuga, un talk con De Giovanni e Sabatino che hanno raccontato 100 anni di delitti. Entusiasta della crescita del festival, giunta alla quinta edizione Maurizio De Giovanni: (intervista nel video allegato).

L’appuntamento con il mistero torna a settembre nell’ambito del format dell’assessorato al turismo Vedi Napoli d’estate e poi torna con i tour alla scoperta dei luoghi del giallo in città.

Crisi d’impresa e fisco, a Ischia “L’armonizzazione delle norme UE in materia di insolvenza”

Crisi d’impresa e fisco, a Ischia “L’armonizzazione delle norme UE in materia di insolvenza”

Crisi d’impresa e fisco, Leo (Mef): “Primi passi concreti su debiti e Iva”

Sisto (Giustizia): “La prevenzione è centrale in tutte le riforme del governo”

De Lise (commercialisti): “Servono tempi certi e norme più efficaci”

Carbone (Agenzia Entrate): “Investimenti sulla formazione per la crisi d’impresa”

ISCHIA – “In materia fiscale il Governo ha già compiuto passi importanti, intervenendo, ad esempio, sul tema delle sopravvenienze attive nei casi di riduzione del debito. Un altro nodo particolarmente delicato riguarda l’Iva applicata agli accordi di ristrutturazione. Sarà necessario valutare la disponibilità delle risorse economiche, ma nella legge delega abbiamo già inserito una norma che potrà rappresentare un riferimento concreto per i futuri interventi legislativi”. Lo ha dichiarato Maurizio Leo, viceministro dell’Economia e delle Finanze, nel corso del Seminario di studi giuridici “L’armonizzazione delle norme UE in materia di insolvenza”, promosso dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli con il patrocinio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, in svolgimento presso il Regina Isabella di Lacco Ameno a Ischia.

“La crisi d’impresa, la composizione negoziata, la riforma dell’articolo 2086 del Codice civile e il rinnovamento dei modelli 231, anche alla luce delle recenti novità sul lavoro ha sottolineato Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia -, dimostrano come la prevenzione sia diventata il principio guida dell’azione del Governo. L’obiettivo è premiare chi opera nel rispetto delle regole e adotta comportamenti corretti e trasparenti. In questo percorso il ruolo dei professionisti è fondamentale: molto dipende dalla qualità delle asseverazioni, dall’applicazione concreta delle norme e dalla capacità di accompagnare imprese e cittadini verso una gestione più responsabile e sostenibile”.

L’impegno dell’Agenzia delle Entrate è stato sottolineato dal direttore Vincenzo Carbone: “Le novità normative che stiamo affrontando sono numerose e saranno approfondite anche nelle circolari che pubblicheremo a breve. Lo scorso 1° giugno il Ministero della Giustizia ha emanato il decreto che recepisce in Italia la seconda direttiva Insolvency in materia di pre-pack, una riforma destinata a produrre effetti positivi e nuove opportunità nel sistema della crisi d’impresa. Attraverso i nostri strumenti analizzeremo anche temi centrali come la ‘falcidiabilità dell’Iva’, il ruolo dell’attestatore, quello del certificatore e altri aspetti di particolare rilievo. Un elemento che considero molto importante è inoltre l’investimento che l’Agenzia delle Entrate sta dedicando alla formazione del personale, soprattutto su materie sempre più complesse come la crisi d’impresa”.

Il dialogo proficuo tra commercialisti è governo è stato evidenziato da Elbano de Nuccio, numero uno dei commercialisti italiani: “Negli ultimi quattro anni il Consiglio Nazionale ha partecipato attivamente ai principali progetti di riforma promossi dal Governo. Facciamo parte di un sistema che coinvolge magistrati, avvocati e professionisti con l’obiettivo comune di rafforzare la qualità del sistema economico nazionale, tutelare la continuità delle imprese sane che attraversano momenti di difficoltà e rendere il Paese sempre più attrattivo per gli investimenti. Il percorso intrapreso è quello giusto”.

I commercialisti sono parte attiva nella definizione delle principali novità come ribadisce Matteo De Lise, presidente dell’Odcec di Napoli: “Grande attenzione è rivolta alla bozza di circolare dell’Agenzia delle Entrate, destinata a definire in modo più preciso i rapporti tra amministrazione finanziaria e procedure di crisi d’impresa. Il ruolo dell’Agenzia è determinante, soprattutto nelle transazioni fiscali, dove gli orientamenti applicativi incidono direttamente sui percorsi di risanamento delle aziende. Come Ordine dei Commercialisti di Napoli abbiamo avanzato, attraverso il Consiglio Nazionale, alcune proposte finalizzate a garantire tempi certi e una disciplina più chiara degli strumenti previsti. In un ambito così delicato, il confronto e la collaborazione tra professionisti e Agenzia delle Entrate rappresentano un elemento essenziale per assicurare maggiore efficacia alle procedure”.

Collaborazione è la parola d’ordine anche per Vincenzo Moretta, neovicepresidente del Cndcec: “Gli incontri di approfondimento rappresentano un’occasione preziosa per affrontare e risolvere i nodi che spesso rallentano o impediscono la gestione efficace della crisi d’impresa. Molte aziende sono in difficoltà soprattutto a causa del peso dei debiti fiscali ed è proprio dal confronto tra politica e dottori commercialisti che possono nascere correttivi normativi e strumenti concreti capaci di favorire il risanamento e la continuità aziendale”.

Secondo Ciro Fiola, presidente della Camera di Commercio di Napoli: “Negli ultimi anni il tema della crisi d’impresa è diventato centrale nel dibattito economico e professionale, ma gli strumenti oggi disponibili devono essere ancora migliorati per renderli più efficaci. Salvaguardare le aziende significa proteggere anche i lavoratori e il tessuto produttivo del Paese. Abbiamo stanziato importanti risorse finanziarie che, però, spesso non riusciamo a utilizzare pienamente. Per questo è fondamentale continuare il confronto con i commercialisti e con i professionisti del settore, così da costruire percorsi più concreti e sostenere realmente le imprese”.

Soddisfazione è stata espressa anche da Immacolata Vasaturo, vicepresidente Odcec Napoli: “Abbiamo accolto positivamente la nuova direttiva Insolvency, che introduce uno strumento molto importante come la cessione dell’azienda in crisi o di suoi rami, consentendo di preservarne il valore ed evitare liquidazioni frammentate che rischierebbero di disperdere patrimonio, know how e capacità produttiva. I commercialisti, insieme alla magistratura, stanno investendo molto sulla formazione per garantire una corretta applicazione degli strumenti previsti dal nuovo Codice della crisi d’impresa, in particolare della composizione negoziata, che sta registrando una crescita significativa e un utilizzo sempre più diffuso”

De Bruyne: “Avevo iniziato bene la stagione, peccato per l’infortunio. All’inizio ero spaventato”

Kevin De Bruyne, centrocampista del Napoli, ha parlato ai canali social del centro riabilitativo “Move to Cure”. È dove si è curato dopo aver subito il pesante infortunio al bicipite femorale contro l’Inter. L’operazione è andata bene e le sensazioni sono sempre state positive, nonostante l’ansia di non tornare in forma. Lunedì prossimo il Belgio esordirà ai Mondiali e De Bruyne ci sarà. Queste le sue parole:

“L’infortunio? È difficile da spiegare davanti alla telecamera. Sì, all’inizio ero spaventato perché due anni fa ho subito anche un infortunio al bicipite femorale e poi ho deciso di fare riabilitazione qui per la fiducia che ho in Lieven e nel suo staff. In seguito abbiamo deciso di completare l’ultima parte della riabilitazione anche sul campo, quindi in pratica ho scelto di rimanere qui per tutto il processo.

Penso che sia stata la decisione migliore. Non ho mai avuto ricadute o momenti in cui non mi sentissi bene. Non ho mai sentito indolenzimento o dolore. Siamo sulla traiettoria più veloce possibile. Spero solo di essere al meglio il prima possibile. È un peccato, ho iniziato la stagione molto bene, mi sono messo in forma, ma non sono preoccupato. Mi sento pronto. Sono sicuro che dopo un paio di partite starò bene”.

Speronato in scooter e inseguito in una paninoteca: 17enne accoltellato e pestato

Determinazione e ferocia. Così può essere sintetizzata la brutale aggressione avvenuta ieri sera ad Ercolano. Due individui prima speronano lo scooter di un 17enne incensurato e poi lo inseguono fin dentro una paninoteca, accoltellandolo e colpendolo con calci e pugni.

I due aggressori hanno teso il primo agguato in via Plinio, dove hanno urtato il mezzo della vittima. Il giovane è caduto; ma ha cercato scampo all’interno di un locale pubblico poco distante; ma i malviventi lo hanno raggiunto per completare il violento pestaggio.

I carabinieri di Ercolano sono intervenuti direttamente al pronto soccorso dell’ospedale Maresca di Torre del Greco, dove l’ambulanza ha trasportato il minorenne. I medici hanno successivamente dimesso il diciassettenne con lesioni giudicate guaribili in 15 giorni.

I militari conducono le indagini per ricostruire l’esatta dinamica della vicenda e cercare elementi utili a individuare i responsabili e il movente dell’azione criminosa.

Fabregas vuole Vergara al Como: il Napoli vuole almeno 30 milioni di euro

Antonio Vergara piace al Como. Il gioiellino del Napoli si è distinto nel corso della stagione dopo i numerosi infortuni. E a un certo punto è diventato imprescindibile, grazie alle sue giocate ricche di qualità. Tuttavia, potrebbe lasciare nel corso di questo mercato estivo. Oltre al Como, tra l’altro, c’è anche il Tottenham. Fabregas e De Zerbi lo apprezzano molto. L’allenatore spagnolo deve decidere come sostituire Nico Paz e Vergara sembra essere il nome giusto. Lo riferisce Il Mattino nell’edizione di oggi:

“All’assalto di Antonio Vergara. Il gioiellino di Frattamaggiore ha stregato Fabregas e il Como che rischia seriamente di perdere Nico Paz. E allora per la sua eredità ha puntato al talento esploso con Conte a metà stagione. Il Napoli non lo considera incedibile, per 30 milioni è pronto a trattare: i primi contatti già ci sono stati con l’agente di Vergara, Mario Giuffredi, che ha aperto le porte al trasferimento.

Ovviamente, tutto dipende da Allegri che pure dovrà dire l’ultima parola. Ma intanto, i due mesi ad altissimo livello (con la ciliegina sulla torta del gol al Chelsea) hanno messo Vergara al centro delle attenzioni: anche l’ex ct Gattuso era pronto a chiamarlo per le gare dei playoff per il Mondiale ma l’infortunio ha fatto saltare tutti i piani”.

Morte Domenico Caliendo, non fu colpa; ma dolo. Depositate perizie dei consulenti della famiglia

Mantenere un bimbo collegato all’Ecmo dopo un trapianto di cuore fallito, escludendo nel contempo il cuore artificiale, non configura una condotta colposa bensì dolosa. La clamorosa accusa emerge da ben due relazioni medico-legali depositate questa mattina dai consulenti della famiglia di Domenico Caliendo, il piccolo deceduto a causa del mancato funzionamento dell’organo trapiantato.

I tre periti di parte, ossia Luca Scognamiglio, Gianni D. Angelini e Maria D’Amico, nominati da Francesco Petruzzi legale della famiglia Caliendo, sostengono con forza questa tesi nei loro elaborati. Questi  documenti entrano da oggi nel compendio dell’incidente probatorio che il gip di Napoli ha disposto per fare piena luce sulla morte del bambino.

L’avvocato Petruzzi ha spiegato che, secondo i consulenti, nessuno ha mai eseguito gli esami necessari a stabilire con certezza se l’impianto o il collegamento del “Berlin Heart” (il cuore artificiale) fossero possibili quando le condizioni di salute del piccolo lo consentivano.

I dati clinici e le tempistiche evidenziano il fulcro della contestazione: il macchinario per la circolazione extracorporea Ecmo garantisce un sostentamento senza danni agli organi solo per poche settimane. Al contrario, il cuore artificiale estende questa possibilità fino a un anno.

In Italia l’attesa media per un organo trapiantabile si aggira sui 90 giorni. Il piccolo Domenico ha perso la vita a distanza di poco meno di due mesi dal trapianto fallito, causato dall’utilizzo di un cuore giunto congelato.

Cnpr forum, il ceto medio italiano è una risorsa da tutelare

“Il ceto medio italiano si è molto impoverito negli anni. Una povertà che riguarda non solo il reddito ma anche i diritti. Milioni di famiglie che hanno pagato le tasse non hanno ricevuto servizi adeguati. Ci sono liste d’attesa in sanità insostenibili, trasporto pubblico insufficiente, scuola e università sempre più costose. La nostra priorità deve essere la ricostruzione dello stato sociale come fattore di sicurezza economica e libertà individuale”. Lo ha dichiarato Ylenia Zambito (PD) segretaria della commissione Lavoro a Palazzo Madama, nel corso del Cnpr forum “Il ceto medio italiano: una risorsa da tutelare” promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

YLENIA ZAMBITO

“Per tutelare il ceto medio – ha aggiunto Zambito – occorre restituire qualità della vita investendo di più nei servizi, nella sanità pubblica, nella casa. Investimenti che vanno indirizzati verso l’economia reale, con salari più alti, lotta al precariato, per una società più equa che faccia crescere economia e coesione sociale nel Paese. In quest’ottica la fuga dei giovani è una emergenza nazionale. Perdiamo competenze e il futuro produttivo dell’Italia. I giovani hanno scarse prospettive di carriera con costi della vita incompatibili con la realtà dei salari e l’autonomia personale. Bisogna cambiare il modello economico con investimenti pubblici e privati”.

PINO BICCHIELLI

Secondo Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia in Commissione Cultura e Istruzione a Montecitorio: “Il ceto medio è la spina dorsale del nostro Paese che ci ha permesso di diventare la potenza mondiale che siamo. Bisogna intervenire restituendo fiducia agli italiani, abbattendo il cuneo fiscale, come abbiamo fatto, dando più risorse alle famiglie, investendo sulla sanità. Temi complessi sui quali il governo ha già dato risposte lavorando per restituire il potere di spesa al ceto medio nonostante una congiuntura internazionale sfavorevole. Sul tema dell’esodo dei giovani bisogna intervenire in modo efficace. Le famiglie e lo Stato investono su di loro, lo accompagnano fino alla laurea e poi queste risorse finiscono in altri Paesi. Questo è un limite e un danno per l’economia italiana. Bisogna liberare risorse per dare incentivi alle aziende per le assunzioni, restituendo speranza e garanzia di poter costruire il proprio futuro attraverso un processo meritocratico”.

CARMELA AURIEMMA

Critiche arrivano da Carmela Auriemma, parlamentare del M5s nella Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati: “Parliamo della fascia maggiormente colpita dal governo Meloni. Non solo perché non ci sono stati interventi veri di riduzione delle tasse ma solo slogan. Riduzione delle Tasse e immigrazione: due temi sui quali hanno fallito pienamente. Anche gli interventi come la riduzione a tre delle aliquote dell’Irpef e il taglio del cuneo fiscale sono solo briciole di fronte all’inflazione e all’aumento dei prezzi. E’ la fascia che parte dai 40mila euro arrivando fino agli 80mila euro che ha subito la privatizzazione dei servizi pubblici in sanità e nella scuola, vedendosi aumentati i costi a dismisura. In Italia, non ci sono politiche per i giovani, c’è un problema di salari e di inserimento nel mondo del lavoro. Cresce la presenza dei neet tra i giovanissimi e non si vedono misure destinate a contrastare efficacemente questi fenomeni. Bisogna aiutare i giovani nell’acquisto della prima casa, favorire il merito, incentivare le assunzioni. Nulla di tutto questo è stato fatto dal governo”.

ANDREA DE BERTOLDI

L’aumento degli stipendi è la priorità per Andrea De Bertoldi, deputato della Lega in Commissione Finanze della Camera: “Aumentando salari e stipendi si riesce ad aumentare la redditività del ceto medio. Una risposta ovvia. Peccato che fino a qualche anno fa, tanti tecnici prestati alla politica avessero una ricetta completamente diversa, probabilmente imposta dall’Europa: quella dell’austerity nascosta dietro al concetto di competitività. Si è teorizzato di ridurre i salari per essere più competitivi e mentre i prezzi salivano gli stipendi restavano uguali. Ciò ha creato una diminuzione della domanda interna, che è il vero problema dell’Italia. A pagarlo è proprio il ceto medio che da sempre è stato il settore portante del nostro Paese. Allora bisogna alzare prima di tutto i salari, come ad esempio è avvenuto in Svizzera, per incrementare nuovamente la domanda interna e avere una risposta migliore del nostro Paese nella competitività internazionale. Quando i nostri giovani vanno via dall’Italia registriamo una perdita secca degli investimenti fatti nel loro percorso di studi. Come reagire a questo fenomeno? Aumentando gli stipendi, che è la prima risposta, e poi puntando sulla competitività della permanenza qui da noi”.

ELISABETTA POLENTINI

Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma: “Il ceto medio rappresenta oggi la colonna portante del sistema economico e sociale italiano: sostiene gran parte del gettito fiscale, finanzia il welfare e alimenta i consumi interni. Eppure, è anche la fascia che più rischia l’impoverimento progressivo, schiacciata tra un carico fiscale elevato e l’impossibilità di accedere a molte agevolazioni riservate ai redditi più bassi. Il dibattito sulla riforma fiscale è aperto e il Governo sta intervenendo con correttivi sull’Irpef, ma i risultati appaiono ancora insufficienti. Serve una revisione più coraggiosa del sistema, capace di superare logiche puramente assistenzialiste. Prima ancora, però, occorre definire con chiarezza cosa sia oggi il ceto medio e quali siano i reali confini economici che lo distinguono dalle fasce più ricche”.

PAOLO LONGONI

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Per alleggerire il peso fiscale sul ceto medio servono interventi strutturali, a partire dalla rimodulazione delle aliquote Irpef. L’accorpamento degli scaglioni può rappresentare un primo passo, ma è fondamentale innalzare la soglia dell’aliquota massima per evitare che redditi non elevati vengano trattati come grandi patrimoni. Oggi il sistema fiscale si regge quasi interamente su una quota ridotta di contribuenti, mentre il fiscal drag continua a erodere il potere d’acquisto attraverso scaglioni troppo bassi e non adeguatamente indicizzati. Per riequilibrare il sistema occorre spostare parte del carico fiscale dai redditi fissi verso il recupero dell’evasione e delle basi imponibili oggi escluse dall’Irpef”.