Coronavirus, l’allarme delle pmi del turismo: “Ormai siamo in recessione”

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“In una situazione così grave e dolorosa per il paese, che costringe tutti a stare rinchiusi in casa, bisogna necessariamente pensare in positivo e trovare delle soluzioni”. Vincenzo Rochira che rappresenta un folto gruppo di piccoli e medi imprenditori nel settore delle lavanderie industriali in Campania valuta alcuni aspetti della crisi che mette in ginocchio il settore turismo e quello dei servizi ad esso collegato.
“Molti colleghi mi hanno contattato in questi giorni perché nulla è stato fatto da questo Governo, ci sono i contributi da versare altri spostati, gli effetti dai notai e i fitti da pagare. La stagione turistica se riparte lo farà con ritardo notevole e i costi da sostenere sono impossibili se non c’è un serio aiuto Istituzionale. I decreti pervenuti fino ad oggi sono puramente dilatori, i crediti d’imposta invece presuppongono che le aziende siano in salute e capaci di produrre reddito. Ciò potrebbe anche essere vero per alcune aziende del centro nord, ma certamente non è così per le aziende meridionali, dove esistono procedure logoranti per benefici irrisori. A tutt’oggi gli istituti di credito hanno fatto poco per le piccole e medie imprese, i loro dipendenti e per le loro famiglie. E’ giunto il momento di varare misure certe a sostegno ed a favore delle imprese, dei professionisti e delle famiglie, che siano di facile attuazione e che corrispondano alle necessità impellenti per far fronte a questo momento di grave crisi”.
La cura del commercialista Roberto Tramaglino noto professionista del settore è che “il Governo vari a breve iniziative al sostegno economico e con il supporto dell’Unione Europea, anche se una parte di essa non si comporta affatto bene (Germania, Olanda in primis). E’ impensabile, continua il consulente, pensare a misure importanti senza il coinvolgimento dei partners Europei, i quali devono necessariamente accettare una maggiore flessibilità del deficit. Le aziende tutte dovrebbero usufruire di una riduzione di costi fissi come i canoni di locazione o altri, insostenibili in un momento di fermo che non genera reddito, sarebbe opportuno avere un forte abbattimento dell’imposizione fiscale come l’estensione della cedola secca a tutte le categorie catastali. Ciò consentirebbe alle aziende un risparmio economico e una maggiore liquidità dal punto di vista finanziario, mentre per quelle aziende sottoposte al split payment (per chi lavora con la P. A.) e che ricevono i crediti al netto d’ Iva potrebbero usufruire delle dichiarazioni d’intento e non pagare l’Iva sugli acquisti come per le società di esportazione. Altra soluzione auspicabile – prosegue Tramaglino -, potrebbe essere la drastica riduzione di aliquote contributive, oltre all’estensione di ammortizzatori sociali per tutte le attività e che consentano un potenziamento produttivo e qualitativo. Per quanto concerne il punto di vista finanziario, gli Istituti di Credito e le Società d’Intermediazione dovrebbero essere dotati di Comitati tecnici che possano riunirsi e deliberare in pochi giorni, ma alla base ci deve essere la parola flessibilità sia che ci siano Fondi di garanzia o meno. Queste sono le soluzioni di misura straordinaria che potrebbero vedere una rinascita economica solida delle aziende campane e non solo”.