Difficile andare contro un lanciafiamme, con un fiammifero in mano. Sfida impossibile quella invece intrapresa da Stefano Caldoro. Ha accettato di sfidare De Luca come guida di un centro destra, che lo ha mal sopportato fin dall’inizio (al netto di Silvio Berlusconi, che lo ha indicato). Ha accettato le condizioni di Matteo Salvini, spingendo alcuni pezzi da novanta del centro destra nelle braccia del nemico. E’ salito sul palco con solo bandiere della Lega, niente manifesti di alleati né simboli che invitassero a votare per “Caldoro presidente”. Ha finto di non sapere che Fratelli d’Italia preferisse Edmondo Cirielli.

Alla fine, Stefano Caldoro, è rimasto solo davanti alle telecamere per trovare una spiegazione al misero 18% ottenuto nelle urne

 

Ha pagato forse il maggior impegno dei leader del suo partito per il referendum sul taglio dei parlamentari piuttosto che al sostegno della sua candidatura a presidente, Valeria Ciarambino. 17mila preferenze che le fanno guadagnare il rientro nel parlamento regionale. L’assenza del premier Giuseppe Conte dall’agone politico in Campania, l’interesse esclusivo di Luigi di Maio per la vittoria del si al referendum han fatto si che Ciarambino portasse avanti la sua battaglia contro il favorito de Luca senza sostegno in termini di presenza o proposte governative che potessero servire alla causa dei pentastellati campani