Home Blog Page 1643

Napoli, operaio Asìa muore in un incidente durante il lavoro

Un dipendente Asìa, la società che si occupa della raccolta dei rifiuti a Napoli, è stato vittima di un incidente sul lavoro, in via Mancini, a pochi passi dalla Stazione Centrale di Napoli, nella notte tra martedì e mercoledì.

Ancora tutta da chiarire la dinamica di quanto accaduto.

Asìa Napoli ha diffuso un comunicato nel quale esprime cordoglio e vicinanza alla famiglia dell’operaio 54enne: “Esprimiamo profondo cordoglio per il tragico incidente che ha coinvolto il dipendente Gerardo Gramaglia e siamo vicini alla famiglia in questo difficile momento segnato dal dolore.

Sappiamo che le parole non possono lenire la vostra grande sofferenza ma desideriamo che sappiate che tutta l’azienda vi è vicina e partecipa al vostro lutto” sono le parole del Consiglio di Amministrazione dell’azienda, nelle figure del presidente Maria De Marco, dell’amministratore delegato Claudio Crivaro e del consigliere Daniele Fortini.

“Tutta l’Azienda assicurerà la massima collaborazione alle autorità competenti circa l’individuazione delle cause che hanno determinato il terribile incidente” conclude la nota del Consiglio di Amministrazione. Come detto, e come sottolineato anche dalla nota di Asia, non sono ancora chiare dinamica e cause dell’incidente sul lavoro nel quale ha tragicamente perso la vita Gerardo Gramaglia.

“Siamo profondamente turbati dalla notizia della tragica fine di Gerardo Gramaglia, il lavoratore di ASIA morto la notte scorsa sul lavoro. Siamo vicini alla famiglia di Gerardo Gramaglia e non faremo mancare il nostro sostegno.
Era un lavoratore molto apprezzato dall’Azienda e dai colleghi a cui va il profondo cordoglio della Città e dell’Amministrazione comunale.”

E’ il messaggio di cordoglio del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, appena appresa la notizia della scomparsa in un tragico incidente del lavoratore ASIA Gerardo Gramaglia.

Vigili promossi a membri staff, archiviazione per De Luca

Si chiude con una archiviazione l’indagine della Procura di Napoli che riguarda i quattro vigili urbani assunti nella segreteria istituzionale del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nei confronti del quale gli inquirenti ipotizzarono i reati di abuso d’ufficio, falsità ideologica e truffa. Lo rende noto “La Repubblica”.

Le contestazioni nacquero in relazione agli stipendi erogati ai vigili che, secondo le accuse iniziali, venivano pagati alla stregua di dirigenti malgrado, secondo le accuse, svolgessero la mansione di autisti.

Il governatore della Campania, ascoltato dagli investigatori, però, spiegò ai pm che i quattro vigili non erano dei semplici autisti ma rappresentavano, in sostanza, una vera e propria segreteria mobile.

Sulla vicenda ha aperto un procedimento anche la Corte dei Conti della Campania, per un presunto danno erariale da 400mila euro, che ha citato in giudizio il presidente De Luca.

Legalità e lavoro ai tempi del Covid, UGL di Napoli incontra Maresca

In un periodo di emergenza sanitaria che sta lasciando sul lastrico interi strati di popolazione partenopea, e soprattutto i comparti della piccola impresa, del piccolo commercio, dell’ambulantato fieristico e dell’artigianato, sono molte le questioni che attanagliano la città.

E’ per questo che la UGL-UTL di Napoli, guidata dal segretario Gaetano Panico ha voluto organizzare un incontro, con il sostituto procuratore generale di Napoli Catello Maresca.

Il rischio è che questa situazione possa far espodere una bomba sociale, e far riaffiorare comportamenti tali da mettere in discussione il pilastro della legalità che è invece il presupposto per una crescita e uno sviluppo della città.

Rapine agli autotrasportatori: quattro arresti nel Napoletano

I carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 4 persone indiziate, in concorso tra loro, di rapina aggravata, sequestro di persona e tentate rapine aggravate.

L’attività investigativa – condotta dalla sezione operativa della Compagnia di Castello di Cisterna e dai carabinieri di Sant’Anastasia, è stata avviata all’indomani di una rapina con contestuale sequestro di persona, e diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli- ha permesso in particolare di documentare l’operatività di un gruppo di persone dedite alla commissione di rapine in danno di autotrasportatori, operante in Napoli e provincia; Gli investigatori hanno indagato su una rapina consumata lo scorso 11 novembre a Napoli, conclusasi con il rilascio della vittima a Sant’Anastasia) nel corso della quale l’autotrasportatore fu temporaneamente sequestrato per consentire la sottrazione di un carico di pneumatici del valore di circa 30 mila euro.

Attenzione anche su due episodi tentati – non portati a compimento per la reazione delle vittime – avvenuti, il primo in Casoria ne dicembre scorso (in danno del titolare di una rivendita di tabacchi che, a bordo di un’auto, stava trasportando un carico di tabacchi per un valore di 10 mila euro) ed il secondo in danno di un autotrasportatore di calzature (del valore di circa 200mila euro).

Gli arrestati sono stati condotti nel carcere di di Napoli-Poggioreale.

La Guardia di Finanza di Napoli sequestra 500 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi al porto

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sottoposto a sequestro all’interno del porto 500 tonnellate di rifiuti speciali stoccati senza alcuna autorizzazione.

I finanzieri del II Gruppo, nel contesto di specifiche attività di analisi di rischio e di osservazione del territorio, hanno individuato nel sedime portuale partenopeo un’area di circa 500 metri quadri in cui erano ammassate tonnellate di rifiuti speciali, parte dei quali classificabili quali “pericolosi”.

Il sito di stoccaggio illegale si trovava nel più ampio contesto della concessione demaniale di una società amministrata da un 68enne puteolano.

Le Fiamme Gialle hanno rinvenuto tra l’altro, cinque container contenenti rifiuti speciali e non (materiali ferrosi e in legno, lattine di vernice ancora piene), una betoniera, una gru mobile per sollevamento, due automezzi e numerosi motori per camion.

All’interno di cassoni e autocarri erano poi stivati pneumatici usati, materiali ferrosi, tegole e scarti di lavorazione di varia natura.

Al termine l’intera area è stata sottoposta a sequestro e il responsabile è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per attività di gestione, deposito e stoccaggio di rifiuti senza le previste autorizzazioni.

“Per raccogliere i dettagli della vita”, prima lettera di Quaresima dell’Arcivescovo Battaglia

Cari Viviana e Domenico,

amati giovani di questa terra martoriata ma feconda di bellezza, di questa Chiesa che vive nel desiderio di camminare insieme a ciascuno di voi… ritorno al giorno del mio ingresso, a quel 2 febbraio, nel quale abbiamo condiviso i primi passi, ripenso ai vostri occhi emozionati, al vostro sorriso luminoso che le mascherine non sono riuscite a nascondere. E mi sembra di sentire il vostro cuore battere forte, la vostra vita bussare alla mia vita. E mi ritrovo qui, seduto davanti al mio pc, a scrivervi queste poche righe all’inizio del Tempo di Quaresima che ci apprestiamo a vivere.

Vi penso e scrivo a voi e, attraverso di voi, a tutta la nostra comunità diocesana, con il forte desiderio di potervi incontrare nei luoghi della vostra quotidianità, quelli nei quali la vostra vita si rivela, quelli dove fate esplodere i desideri di bellezza e di pienezza che custodite nel cuore, quelli dove vivete la fatica delle domande da abitare, dei turbamenti da attraversare. Desidero potervi incontrare nella vostra vita più vera e abitare con voi l’inquietudine che vi portate dentro; desidero esservi accanto, passo dopo passo, respiro dopo respiro, nei tratti pianeggianti e in quelli più accidentati; e spero che voi me lo permettiate. Io ho bisogno di voi. Questa nostra Chiesa ha bisogno di voi, dei vostri sogni, ha bisogno di sognare insieme a voi. La vostra presenza è preziosa, è profezia di un cammino che ci attende ogni giorno, solo insieme!

E nel cammino insieme, siamo chiamati a vivere questa nuova Quaresima. Ogni Quaresima è un nuovo inizio. Penso alle quaresime che non hanno dato inizio a niente, o quasi niente, nella mia vita. E penso con gratitudine al fatto che ogni anno, la Chiesa mi riproponga la Quaresima. Come se io intuissi, in questo ripropormela, da un lato un atto di consapevolezza e dall’altro, un atto di fiducia. Consapevolezza della fragilità umana: io non mi converto al Vangelo in un anno, la mia conversione al Vangelo dura una vita intera. Fiducia: come se mi venisse detto che quest’anno posso fare ancora un passo, il mio piccolo passo. E colgo la bellezza e l’incanto di un Dio che continua a credere in me. Perché è questo il senso. Si, Viviana e Domenico, Dio crede in voi. Crede in noi. È soprattutto un tempo di grazia, per accogliere lo sguardo d’amore di Dio su di voi. Su di noi.

Per questo, la Quaresima si presenta come tempo di verità e di speranza: è possibile che tutto sia nuovo e diverso perché Dio continua a cercarci e ad amarci. E vuole incontrarci nei nostri deserti, nelle nostre paure, nelle nostre inquietudini. E ci esorta a ricominciare. Sempre.

Ma c’è un deserto da attraversare…

Quando sento parlare di deserto, non fisso un punto sulla carta geografica. Mi guardo attorno. Mi scruto dentro. Non penso a un luogo. Mi riferisco a una dimensione essenziale della vita… La Quaresima, con l’immagine del deserto, ha in sé il dono di richiamarci a una interpretazione precisa della vita: la vita come cammino, come attraversamento del deserto. Come a dire che è un’illusione vivere come se le scelte fossero fatte una volta per sempre. Occorre invece, aprire gli occhi e capire che tutta la vita è tempo di deserto e il deserto è il luogo della libertà, ma anche della tentazione; della fedeltà a Dio, ma anche delle nostre ribellioni; degli avanzamenti, ma anche dei nostri smarrimenti.

Anche la nostra città, questa nostra terra, ha i suoi deserti: il deserto della malinconia e della tristezza, il deserto della solitudine e dell’emarginazione, il deserto di tante domande e di poche risposte. Nel deserto, saranno le stelle a tracciare la rotta per non smarrirci. E magari, accettando la sfida di abitare questo spazio, scopriremo dentro di noi la nostalgia del Cielo, quella che ti fa venire voglia di essere autentico, di essere te stesso, di abbandonare mille immagini costruite, di essere semplice per stupire il mondo. La consapevolezza della propria fragilità è parte importante di ogni cammino di conversione. E la Quaresima può davvero diventare un momento di sincerità avendo il coraggio di guardare in faccia e accogliere i nostri limiti e chiamare per nome la nostra personale povertà, la nostra debolezza. Senza la consapevolezza che abbiamo bisogno di essere salvati, nessuno di noi si disporrebbe ad accogliere questa salvezza. Ecco perché la Quaresima inizia accendendo una luce sulla nostra povertà. Siamo abitati da mille domande: tutti portiamo dentro il desiderio di essere amati, tutti cerchiamo qualcosa che ci renda felici, ma non tutte le risposte sono giuste. Il peccato, spesso, è aver trovato risposte sbagliate a domande giuste. Allora, questo tempo diventa favorevole perché può salvare le domande giuste ed eliminare le risposte sbagliate.

Ma se la Quaresima ci invita ad entrare nel deserto, è perché in ogni deserto c’è un pozzo, in ogni amarezza c’è il germoglio di una risurrezione inaspettata. Occorre, però, abitare il deserto e attraversarlo. Si sporcheranno i nostri piedi, perché ci capiterà di dover attraversare zone impervie, dubbi laceranti, sfide disumane; ma all’uscita ci aspetterà l’acqua sui piedi del Giovedì Santo.

Ecco perché questo diventa il tempo per accogliere lo sguardo di un Dio che ci ama fino a dare se stesso per noi, il tempo nel quale riscoprirci figli attraverso quel dono totale.

Ognuno ha il suo personale deserto da attraversare, il suo percorso di riconciliazione, e al tempo stesso, il deserto lo attraversiamo insieme come Chiesa, sostenendoci e incoraggiandoci perché nessuno venga meno lungo il cammino. Perché comunità vera, si diventa nell’incontro autentico con l’altro, nei passi condivisi, nelle mani che aiutano a rialzarsi, nelle vite intrecciate tra loro.

Allora, accogliendo l’invito del profeta Gioele, laceriamoci il cuore

Laceriamoci il cuore… apriamo il cuore, per permettere all’amore misericordioso del Padre che ci ama e ci guarisce, di entrare. Per sperimentare nella preghiera silenziosa, la dolcezza della sua tenerezza di Padre.

Laceriamoci il cuore… facciamo spazio, oltre un digiuno formale che continua a mantenerci soddisfatti, facciamo spazio per sentire l’eco di tante vite lacerate, perché l’indifferenza non ci lasci inerti.

Laceriamoci il cuore… tendiamo le mani, per dividere il nostro pane e condividere il pane e la vita con i più bisognosi. Per entrare nella dinamica dell’amore gratuito di Dio.

La Quaresima, cari Viviana e Domenico, è il tempo per dire no. No all’indifferenza, no al pensiero che la vita dell’altro non ci riguarda; no ad ogni tentativo di banalizzare la vita. No alla rassegnazione, no ad ogni paura. No all’apparenza! Ma anche no ad una preghiera che ci tranquillizza la coscienza, ad una elemosina che ci lascia soddisfatti e offende chi la riceve, ad un digiuno che ci faccia sentire a posto. Perché digiunare è amare. Perché non si può arrivare a Dio scansando le piaghe di Cristo presenti nelle piaghe dei suoi fratelli. Faccio mie le parole di don Tonino Bello: “Voi piuttosto fatene un altro: un digiuno che sia profezia. Astenetevi non tanto da un pasto, ma dall’ingordigia, dal sopruso, dalla smania di accaparrarsi, dalle collusioni disoneste con certe forme di potere. Più che privarvi di un piatto, privatevi del lusso, dello spreco, del superfluo: ci vuole più coraggio. Più che non toccare un pane, dividete il pane: il pane delle situazioni penose dei disoccupati, degli sfruttati, dei disperati che ci stanno attorno”.

Viviana, Domenico, abbiate il coraggio di credere come ha creduto Gesù, di sperare e amare come ha fatto lui. La vita ci sorprende. C’è sempre una mano tesa a dare, a rialzare, a incoraggiare. I più poveri ce lo insegnano e ci muovono a pensare che nel nostro cuore c’è, forse nascosto in un angolo, il desiderio di un’attesa condivisa, di un cambiamento. Incontrarsi in questo desiderio è un vero prodigio. Incontro di sguardi, incontro di mani, piedi che si fermano per condividere il passo e ripartire insieme.

Camminare insieme diventa opportunità per dare respiro a chi ha la coscienza ripiegata su se stessa. La gratuità, l’amicizia, la lealtà, l’onestà, hanno gambe e arrivano lontano, hanno la forza per ricordarci il vero senso del nostro essere qui sulla terra.

Cari Viviana e Domenico, vivete pienamente ogni attimo di questo Tempo che vi è dato in dono, che ci è dato in dono. Vivete da appassionati, da innamorati: di Dio, della vita, della giustizia, della pace, dell’amore. Sapendo che il patire è la conseguenza dell’essere appassionati. Ma è qui, che rinasce la speranza. Sia questo il senso della nostra Quaresima: tempo per verificare le nostre scelte, quelle personali, quelle ecclesiali, per chiedere a noi stessi se, per caso, a guidarci non sia più la via delle cose, del potere, dell’immagine che quella regale di Cristo, quella dell’amore, della povertà, del servizio.

C’è una distanza da sanare: la ferita della nostra distanza dal Vangelo, la distanza da Gesù. Non potremo colmarla, ma incamminarci, sì. Fissiamo lo sguardo su Gesù. Ripercorriamo i suoi passi, per imparare da Lui a vivere da risorti. Risorgendo. È Lui che dona luce e senso a tutto quello che viviamo. È Lui il senso del nostro credere, sperare, amare.

Non cedete a nessuna delusione ma, come Lui, abbiate cura dei dettagli. Continuate a scorgere nell’orizzonte quel frammento che cambia la vostra storia. Gesù ha sempre avuto una particolare preferenza per i dettagli. Egli non guarda alla perfezione della vita, ma a quel dettaglio unico e prezioso che rende vera la nostra storia, diversi i nostri volti, profondi i nostri sguardi.

Quest’attenzione rende nuova la speranza. Non manchi mai a nessuno di voi, a nessuno di noi, la speranza. Sperate contro ogni speranza. La speranza sia la ragione, il dettaglio delle vostre vite, siate voi avvolti dalla speranza. Quella speranza che ci dà la certezza che ognuno di noi è custodito nel cuore di Dio.

Siate presenti al vostro presente. E amate la Chiesa, questa nostra Chiesa; abitatela, non come collaboratori ma come corresponsabili, alla sequela, tutti, del Cristo. Amate la vita nella sua interezza, con le luci e con le ombre, con i ritmi con cui accade. Provate ad incantarvi per le piccole cose. Ma è poi vero che sono piccole? Provate ad incantarvi per le cose di ogni giorno. Aprite la finestra. Ogni giorno, lì dove la vita vi chiama.

La resurrezione è un tempo lento. Dobbiamo cominciare a perdere tempo, non perché non sappiamo cosa fare, ma per raccogliere i dettagli della vita. Cominciate voi, Viviana e Domenico, lo farò anche io con voi… Forse sarà solo un passo… magari solo un piccolo passo… ma importante per la nostra vita, per le nostre comunità, per la nostra Chiesa!

Buon cammino!

Camorra, è morto il boss Raffaele Cutolo

E’ morto nel reparto sanitario del carcere di Parma, Raffaele Cutolo, sanguinario malavitoso e fondatore della Nuova Camorra Organizzata. Aveva 79 anni ed era il detenuto al 41bis più anziano d’Italia.
Era detenuto, ininterrottamente dal 1979, dopo il suo arresto ad Albanella, in provincia di Salerno. Un anno prima era evaso in maniera clamorosa, a colpi di bombe, dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa (Caserta). Soprannominato “o’ professore”, era nato a Ottaviano, in provincia di Napoli, il 4 novembre del 1941. Nella cittadina alle pendici del Vesuvio viveva in un castello.
Cutolo non si è mai pentito e si ritiene che sia stato depositario di segreti legati ad eventi come il rapimento di Aldo Moro e di Ciro Cirillo.
Nel 1983 sposò Immacolata Jacone, nel corso di un matrimonio celebrato nel carcere dell’Asinara.
Sulla sua vita sono stati scritti miriadi di articoli, libri e sono stati anche girati dei film. Cutolo rilasciò delle dichiarazioni agli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (il pm Ida Teresi e il capo della Dda dell’epoca, Giuseppe Borrelli, attuale procuratore a Salerno) rivelando di avere avuto addirittura la possibilità di impedire l’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Le rivelazioni o presunte tali del malavitoso non hanno avuto riscontro e non è escluso che rientrassero in una logica ricattatoria e tesa a screditare l’ordine democratico dello Stato.

Covid, sanificazione con luce ultravioletta: tra i metodi più efficaci contro virus e batteri

Una tecnologia in grado di sterminare il Covid e tutti gli altri agenti patogeni: virus, batteri, funghi e spore con l’aiuto della luce ultravioletta allo Xeno.

Da tempo si conosce il potere antibatterico e antivirale della luce ultravioletta ma oggi anche grazie alla sperimentazione attuata dall’Università Federico II di Napoli si è arrivati alla possibilità di rendere più efficace la sterilizzazione e l’igienizzazione di ambienti e superfici, soprattutto quelli ospedalieri.

Il principio è semplice: il funzionamento si basa su una radiazione UV – C che provoca un danno cellulare irreversibile distruggendo di fatto il materiale genetico del patogeno.

 

Università Federico II e Corte d’Appello di Napoli: firmata la convenzione

Firmato questa mattina alla Federico II nell’Aula Magna Storica dell’Università degli Studi di Napoli la convenzione quadro tra l’Università e la Corte di Appello di Napoli, la Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli, il Tribunale di Napoli, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli e il Tribunale di Sorveglianza.

Obiettivo dell’accordo è sviluppare e consolidare unitarie opportunità e iniziative di collaborazione dando avvio alla promozione e realizzazione di progetti inerenti le analisi economiche, statistiche e di innovazione organizzativa degli uffici e le attività di comunicazione istituzionale.

A firmare l’accordo quadro Giuseppe De Carolis Di Prossedi, Presidente della Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello, Procuratore Generale della Repubblica, Elisabetta Garzo, Presidente del Tribunale di Napoli, Giovanni Melillo, Procuratore della Repubblica, Angelica Di Giovanni, Presidente del Tribunale di Sorveglianza e Matteo Lorito, Rettore della Università degli Studi Napoli Federico II.

 

Rissa tra babygang sul lungomare, il procuratore di Napoli Riello: “Il buonismo non aiuta”

C’è ancora la macchia di sangue sul selciato, ci sono ancora tantissimi giovani senza mascherina che sfidano le regole anti covid, c’è tra i ristoratori un senso di impotenza di preoccupazione.

E’ il clima che si viveva stamane su via Partenope a Napoli dopo l’aggressione che ha visto protagonista un 16 enne ferito nel corso di una rissa tra le baby gang che ieri nel giorno di martedì grasso hanno creato non pochi problemi in città. Pochi controlli e migliaia di giovani in strada hanno creato una bomba ad orologeria esplosa nel primo pomeriggio quando due fazioni di minorenni se le sono date di santa ragione.

Tra loro anche chi ha brandito un coltello ferendo un coetaneo. Una scena ripresa dai cellulari di tanti cittadini che erano a tavola in uno dei tanti ristoranti del lungomare. A raccontare quanto avvenuto il ristoratore che ha dato l’allarme.

Una situazione quella delle baby gang in città che sta sfuggendo di mano e che in poche settimane ha riproposto un allarme sociale a cui mettere un freno immediatamente cosi Luigi Riello Procuratore Generale della Repubblica.