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Mann, continua online l’attività del museo con mostre, incontri, giochi

Da oggi e fino al 3 maggio, sono tante le novità riservate agli internauti sulle piattaforme digitali del Mann.

Una di queste è “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”: la mostra, a cura di Paolo Giulierini, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati, Sebastiano Tusa e Valeria Li Vigni.
Grazie alla riproposizione web dei video della sezione “Acque profonde”, è possibile seguire, come se fossimo nella profondità degli abissi, le più importanti campagne di scavo subacqueo nel Mare Nostrum.

Sempre da oggi spazio al gioco con la sfida social “MANN in quiz”, proposta dai Servizi Educativi del Museo: in palio, un abbonamento annuale OpenMANN destinato a chi risponderà, nel modo più completo e rapido possibile, alle cinque domande poste online.

Ancora, nei prossimi due week-end sarà messo per la prima volta online il ciclo “La genesi del MANN. Un viaggio con il Cartastorie in quattro video” progetto che ricostruisce l’entusiasmo per le prime scoperte archeologiche nelle città vesuviane durante il Regno di Carlo III di Borbone.

Covid-19, verso la riapertura: le preoccupazioni dei parrucchieri e barbieri

“Vorremmo da parte del governo una risposta seria e concreta per quanto riguarda la nostra riapertura”.

Sono i barbieri, i parrucchieri e i centri estetici della Campania da 43 giorni chiusi e come altri comparti in ginocchio.

Tante le preoccupazioni che attanagliano la categoria su tutte il fenomeno dell’ abusivismo che è in netta crescita, “tanti colleghi se così si possono chiamare lavorano con la saracinesca abbassata oppure vanno nei condomini o addirittura nei box auto per esercitare la professione” l’accusa di alcuni esercenti, il tutto ovviamente in nero e senza rispettare le norme igienico sanitarie covid-19.

Poi c’è il problema finanziario, inizialmente avevano detto che dovevamo stare chiusi 20 giorni, poi hanno inoltrato di altri 15 poi di altri 20 , a oggi siamo arrivati a 7 settimane di inattività e non incassando nulla. Ora ci chiediamo cosa dobbiamo farne dei 600 euro visto che è stata fatta la cosa più importante cioè bloccare le utenze, affitti e mutui.

Coronavirus, 53 nuovi positivi: sono 4185 i contagi in Campania

E’ di 4.185 positivi il bilancio delle persone contagiate dal Coronavirus in Campania secondo l’ultimo dato aggiornato alla mezzanotte scorsa e diffuso dall’Unita’ di crisi regionale Covid 19. Il numero dei decessi e’ pari a 327, quello dei guariti sale a 860.

C’è un totale di 53 nuovi positivi, nel resoconto di fine giornata. Si viaggia , insomma, verso la media che la Regione considera ottimale per stare più sereni con la «Fase 2».

Nelle ultime 24 ore 1 decesso e 4 nuovi contagi riconducibili al focolaio del Santa Maria delle Grazie sono stati registrati a Pozzuoli. A perdere la vita un LSU del comune flegreo. Dall’inizio della pandemia sono 86 i contagiati.

Dopo il Frangipane di Ariano Irpino anche l’ospedale Moscati di Avellino, che da giorni non contava tamponi positivi per l’intera provincia che sta aprendo la «zona rossa» arianese, ieri registrava nuovi contagi covid tra il personale.

Sono due medici e sei infermieri, tutti in servizio all’ospedale “Moscati” gli otto nuovi casi di contagio nella provincia irpina. Gli otto sono risultati positivi ai tamponi per i quali la direzione dell’Azienda ospedaliera ha chiesto il riscontro del laboratorio di riferimento regionale dell’ospedale “Cotugno” di Napoli. Tra i contagiati non ci sono dipendenti che prestano servizio a Medicina d’Urgenza e al Pronto Soccorso.

L’Unità di Crisi regionale da ieri ha iniziato intanto la consegna di circa 4 milioni di mascherine acquistate dalla Regione Campania e destinate ai cittadini della nostra regione. Oggi e domani grazie a poste italiane saranno coperte le città di Napoli e Salerno; dal 25 aprile tutti i Comuni sotto i 10mila abitanti, dal 27 aprile saranno distribuite a tutti i Comuni non capoluogo sopra i 10mila abitanti, sempre tramite Poste Italiane».

“The Walking Liberty”, ecco il teaser del nuovo film di Alessandro Rak

Sono state pubblicate le prime immagini di The Walking Liberty, il nuovo film che Alessandro Rak ha diretto con la casa di produzione napoletana Mad Entertainment, lo studio d’animazione dove sono nati piccoli capolavori, come L’arte della felicità La Gatta Cenerentola.

The Walking Liberty nasce come riflessione sulla situazione politica attuale e sull’ascesa dei nuovi sovranismi in Europa e in America.

I protagonisti si chiamano Yaya, una ragazza di 15 anni, che ha elementi del protagonista del marinaio di Hugo Pratt “Corto Maltese”, anche se in un’incarnazione femminile, e un gigante malato di mente di nome Lennie che ha il doppio della sua età.
I due vivranno una serie di avventure in una giungla post-apocalittica.

Sarà il primo film di Mad Entertainment a essere realizzato interamente in 3D, comprese le scenografie che precedentemente venivano invece dipinte.

The Walking Liberty dovrebbe uscire nel 2021.

Covid-19, riapertura degli uffici giudiziari: l’appello degli avvocati per la tutela della salute

L’emergenza Covid 19, purtroppo, ha fatto registrare, insieme ad altri provvedimenti limitativi delle libertà personali, il più eclatante dei provvedimenti, la chiusura del sistema Giustizia su tutto il territorio nazionale, cosa mai accaduta in epoca repubblicana.
Ovviamente le motivazioni che hanno portato alla definitiva chiusura degli uffici giudiziari, soprattutto nell’immediato, erano più che giustificate; a Napoli, addirittura, si è dovuto registrare un’inversione dell’onere della prova, in termini di iniziativa, tenuto conto che i vertici locali della magistratura non intendevano chiudere gli uffici, pur invitati a tanto dal COA e dagli eventi di contagio; il tutto si è spinto sino alla proclamata astensione da parte del Consiglio napoletano, poi estesa su tutto il territorio nazionale dalle istituzioni rappresentative forensi, e ciò fino ad arrivare ad un vero e proprio braccio di ferro tra magistratura ed avvocatura, poi risolto, finalmente, dai DDPPCCMM e dai Decreti succedutisi nelle ultime settimane.
Gli avvocati, quindi, sono stati i primi a denunziare una situazione incresciosa che li vedeva sottoposti ad attese ed assembramenti pericolosissimi fuori alle aule dei giudici, che nel frattempo si proteggevano, imponendo le distanze.
Gli avvocati anche ora che il numero dei contagi comincia ad essere sempre più rincuorante, soprattutto al sud, intendono essere i primi a sottoporre una serie di prescrizioni che possano garantire a tutti gli addetti ai lavori, dignità e sicurezza nell’esercizio della professione nel mentre si opera all’interno degli uffici giudiziari.
Questa volta non si tratta di approfondire le c.d. questioni telematiche, le udienze da remoto, il sistema Microsoft Teams etc (tematiche comunque estremamente importanti), ora è il momento di inquadrare il perimetro di sicurezza entro il quale gli operatori del diritto devono essere messi in condizione di operare con sicurezza, con serenità, riducendo al massimo il rischio contagio.
Ogni perimetro dovrà essere studiato a seconda dell’ufficio giudiziario in esame; è chiaro infatti che specialmente alcuni Uffici del Giudice di Pace, già prima del Covid 19, si presentavano assolutamente lontani dal rispetto delle più elementari norme, non sull’igiene, la salute e la sicurezza, bensì inerenti il semplice vivere civile, per non parlare della dignità di qualsivoglia operatore.
Naturalmente, il mancato rispetto delle norme a tutela della incolumità degli operatori del settore che svolgono la loro attività lavorativa presso gli edifici pubblici comporta, non solo l’irrogazione di sanzioni amministrative ma, soprattutto, la responsabilità del Ministero della Giustizia in ipotesi di infortuni e malattie di tutto il personale (Giudicanti , avvocati, cancellieri). Come si può ben capire, dunque, l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 non ha fatto altro che porre sotto la lente di ingrandimento le strutturate falle e disfunzioni del sistema Giustizia, già da anni insostenibili.
Tra l’altro, l’enorme e spropositata mole di avvocati che si affolla nei suddetti Uffici, impedisce il normale e necessario ricircolo dell’aria, anche alla luce della grandezza delle aule di udienza, le quali si sono rivelate di dimensioni insufficienti rispetto ai fabbisogni, determinando, così, in molti fori e specialmente in quelli ubicati presso le aree periferiche, situazioni inaccettabili per la salute e la sicurezza di tutta l’utenza, ai limiti della chiusura dei locali. I locali dei Giudici di Pace pertanto sono tutt’altro che vivibili e, certamente, del tutto inappropriati al corretto svolgimento della attività giudiziaria. Naturalmente, a quasi due mesi dall’introduzione delle misure restrittive imposte dai recenti DPCM, il solo pensiero di tornare in quei luoghi, desta, per usare un eufemismo, molta preoccupazione.
Proprio in questi giorni, l’Organismo Congressuale Forense ha denunciato l’inadeguatezza dei provvedimenti adottati dal Ministro della Giustizia in ordine alla modalità di ripresa dei lavori dei Giudici di Pace. In tempi di Coronavirus, mentre altre giurisdizioni discutono di processi in videoconferenza, per i Giudici di Pace la soluzione adottata dal Ministero della Giustizia è stata quella di acquistare una licenza per sei mesi di Office 365 e del software Teams. Sul punto, non ha tardato la denuncia dell’OCF: “(…) Una decisione del tutto inadeguata a fronte di una emergenza destinata a durare ben più a lungo che denuncia IL TOTALE DISINTERESSE di via Arenula e degli addetti alla Giustizia per una giurisdizione da sempre considerata minore e che tuttavia incide fortemente sui diritti dei cittadini (…)”.
La denuncia è forte e chiarissima.
Lo Studio Legale Vizzino, già ante emergenza sanitaria, aveva segnalato alle competenti autorità le disfunzioni ed il mancato rispetto di norme di sicurezza, igienico sanitarie di alcuni uffici soprattutto periferici.
Ferme tutte le considerazioni che precedono, l’intervento che si chiede e si auspica, deve apportare non soltanto misure temporanee volte a fronteggiare l’emergenza sanitaria in corso, ma soprattutto, gettare le basi per una nuova e sana Giustizia in grado di consentire a tutti gli addetti di lavorare in sicurezza nonché di consentire un maggior controllo sul corretto funzionamento della macchina giudiziaria.
In particolare, sin da ora, lo scrivente Studio chiede in via prioritaria, nell’ottica di trasparenza ed a salvaguardia della incolumità degli operatori del diritto, che in ogni Foro Giudiziario venga disposta l’affissione della certificazione relativa all’avvenuta predisposizione e adeguamento dell’edificio a tutte le norme ed ai requisiti igienico-sanitari richiesti dal decreto “Cura Italia”.
I certificati richiesti, che assumono valore imprescindibile ai fini di consentire l’accesso agli uffici giudiziari, dovranno recare data certa, indicazione delle imprese e dei responsabili tecnici che assumeranno piena responsabilità in ordine alle attestazioni rese.
Diversamente, lo Studio Legale Vizzino non potrà presenziare alle udienze e denuncerà il mancato rispetto delle norme di sicurezza alle autorità competenti.
Naturalmente, e non è superfluo ricordarlo, i primi che rischiano la loro incolumità sono proprio i Giudici ed il personale tutto. Sul punto, non bisogna dimenticare che i giudici di pace, si ritrovano nella paradossale situazione di non poter beneficiare né delle misure predisposte per i lavoratori dipendenti, né tantomeno di quelle predisposte per i lavoratori autonomi. Ma il paradosso più grande è che la maggioranza dei Giudici di Pace non ha una copertura assistenziale e previdenziale, per cui, sebbene già si identifichi la malattia COVID contratta durante l’attività, quale infortunio sul lavoro, di fatto i Giudici in caso di contagio non possono chiedere alcun risarcimento o indennità ma, soprattutto, nella ipotesi sciagurata di decesso, non è prevista alcuna pensione di riversibilità per i congiunti. Eppure la circolare 10 maggio 2016 prot. m. dg. DOG. 10/05/2016.0063861 ha stabilito che: “(…) il presidente del tribunale diviene, a tutti gli effetti, il “datore di lavoro” con riguardo ai profili previsti dal d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro: in tale veste, gli è anche attribuita la competenza per le denunce di infortunio sul lavoro (all’INAIL e all’autorità di pubblica sicurezza) e malattia professionale (all’INAIL); e ancora “il subentro del presidente del tribunale nelle funzioni fin qui esercitate dal giudice di pace coordinatore non fa venir meno la validità di tutti i documenti previsti in materia di sicurezza sul lavoro (tra i quali il documento di valutazione dei rischi, il documento di valutazione del rischio incendio, il piano di emergenza ed evacuazione); pur restando validi ed efficaci i rapporti in corso con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e con il medico competente, appare auspicabile che i presidenti dei tribunali, nell’esercizio delle nuove funzioni di coordinamento, incontrino i professionisti designati e provvedano a una ricognizione dello stato di attuazione della normativa sulla sicurezza (…)”. A tale circolare è seguita la nota Ministeriale diffusa ai Capi degli uffici per l’apertura della posizione assicurativa che, non solo non è stata eseguita da molti uffici ma, tutt’ora, vigente la Legge 28 aprile 2016 n. 57 e successivi decreti, l’assistenza previdenziale laddove azionata andrebbe decurtata dallo stipendio dello stesso giudice di pace!
In seconda battuta, va naturalmente evidenziato che, gli stessi avvocati, costretti a recarsi nei locali dei Giudici di Pace per svolgere la loro attività a difesa dei propri assistiti, sono ugualmente esposti al rischio di contagio, in quanto lo svolgimento delle udienze comporta, inevitabilmente, assembramenti se non nelle aule stesse, certamente nei corridoi adiacenti.
Per tali uffici, dunque, allo stato dei fatti, non si riesce ad intravedere possibilità alcuna di operare in sicurezza, nel mentre ancora imperversa il pericolo contagio.
Sarà necessario, quindi, procedere alla loro temporanea chiusura, ovvero, per evitare ciò ed una -altrettanto preoccupante- ulteriore paralisi giudiziaria, occorrerà individuare ed essere in grado di attuare ulteriori e decisive soluzioni che possano garantire agli operatori della giustizia di lavorare in sicurezza.
In ogni caso, il Ministero – unitamente a tutte le altre autorità coinvolte – dovrà fornire all’Ufficio guanti, mascherine, detergenti disinfettanti e quant’altro necessario allo svolgimento delle mansioni, oltreché predisporre la sanificazione prima e dopo ogni giorno di udienza. Occorrerà, inoltre, che siano predisposti, in versione identica per il Distretto e per l’intero territorio nazionale, protocolli di igiene e sicurezza, per disciplinare le distanze da tenere, le modalità di accesso etc. Consigliabile, poi, all’ingresso degli uffici la misurazione della temperatura corporea e quant’altro.
Dovranno essere adottati protocolli uniformi tra i COA e i presidenti delle varie Corti di Appello, onde consentire la ripresa dell’attività di udienza in piena sicurezza.
In particolare :
• Dovrà essere stabilito un numero ridotto di procedimenti da trattarsi, al fine di garantire l’accesso nei luoghi di Giustizia nel rispetto delle norme anti Covid. A sommesso avviso dello scrivente, dovrà essere ridimensionata la mole dei giudizi sul ruolo del Giudicante stabilendo non più di 20 cause al giorno.
• In tale prospettiva, certamente, affinchè siano assicurate la terzietà ed imparzialità dei giudici, si dovranno determinare criteri comuni per operare il differimento d’ufficio degli altri processi e occorrerà privilegiare la trattazione di procedimenti più antichi e che siano di interesse prioritario per i cittadini. Fra questi, senza dubbio, rientrano a pieno titolo quelli di risarcimento del danno perchè tesi a reintegrare perdite anche e sopratutto economiche che ad oggi, con la contestuale crisi finanziaria in atto, pesano ancor più sulle famiglie. Per converso, non appare necessario privilegiare materie quali il contenzioso esattoriale, atteso che le attività di Agenzie delle Entrate, quali la notifica di cartelle esattoriali o l’attivazione di procedure cautelari e di esecuzione, sono ferme nel periodo di sospensione che va dall’8 marzo 2020 al 31 maggio 2020.
• Occorrerà stabilire calendari di udienza con la fissazione dell’orario di trattazione dei singoli giudizi. All’uopo, appare opportuno prevedere la possibilità di fissare le udienze anche nel pomeriggio.
• Dovranno determinarsi i criteri per l’ordine di trattazione dei giudizi, suddividendo, ad esempio, i fascicoli in base alla fase in cui versa il procedimento.
• Nelle aule, per ragioni di privacy e sicurezza, dovranno essere presenti esclusivamente gli avvocati chiamati a patrocinare la causa ed il giudice, con la necessaria assistenza del cancelliere, così come previsto, d’altra parte, dal codice di rito. In particolare, solo i cancellieri e gli assistenti giudiziari dovranno custodire i fascicoli ed accedere agli stessi, avendo cura di portarli presso l’aula di udienza.
Per consentire il regolare svolgimento della Giustizia nel post Covid 19 si chiede altresì di mettere in campo tutti gli strumenti atti a disciplinare l’afflusso dell’utenza, sia agli ingressi degli edifici che all’interno delle aule, con predisposizione di personale operativo, forze dell’ordine, nonché con l’adozione di protocolli e circolari per l’applicazione delle misure precauzionali igienico sanitarie da diramare con urgenza in tutti gli uffici.
Da anni si parla di una avvocatura allo sbando, senza identità né tutele, spogliata di prestigio; in un momento storico così eccezionale, soprattutto per i giovani colleghi che si affacciano alla professione con tutto l’entusiasmo e le speranze di crescita professionale e culturale, è doveroso pretendere l’innalzamento della qualità del servizio giustizia e la rivalutazione del ruolo di tutti gli operatori del diritto.

World Press Photo 2020, la mostra torna a Napoli a novembre

Sono stati annunciati i nomi dei vincitori della 63esima edizione del World Press Photo, il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo.

La pandemia di portata globale legata al Coronavirus non ha reso possibile la celebrazione
ufficiale dei vincitori dell’edizione 2020 del concorso, ma non ha impedito alla giuria internazionale di esaminare i lavori di 4.282 fotografi, provenienti da 125 paesi per un totale di 73.996 immagini.

In finale sono arrivati 44 fotografi provenienti da 24 paesi, tra cui spiccano ben sei fotoreporter italiani premiati: Alessio Mamo, Daniele Volpe, Lorenzo Tugnoli, Luca Locatelli, Fabio Bucciarelli e Nicolò Filippo Rosso.

Quest’anno si aggiudica il World Press Photo of the Year 2020 il giapponese Yasuyoshi Chiba
(AFP) con lo scatto che mostra un giovane, illuminato dalla luce di alcuni cellulari, mentre recita una poesia nel mezzo di un blackout avvenuto durante una manifestazione a Khartum, in Sudan, il 19 giugno 2019.

Il World Press Photo Story of the Year 2020, invece, viene assegnato al francese Romain
Laurendeau con un reportage che racconta la condizione sociale di tanti ragazzi algerini che
hanno ispirato le rivolte del 2019 in Algeria.

La CIME, uno dei maggiori partner europei della Fondazione World Press Photo di Amsterdam, anche quest’anno consoliderà la collaborazione con il MANN – Museo Archeologico di Napoli per organizzare ed esporre World Press Photo Exhibition 2020, auspicabilmente il prossimo novembre.

Vito Cramarossa (Cime) ha sottolineato che quest’anno, più che mai, il nostro lavoro è messo a dura prova dalla situazione legata alla pandemia, da un punto di vista sia organizzativo che economico, come d’altronde quello di tutte le realtà che lavorano nel comparto culturale.

Ritengo che mai, come in questo momento, la cultura necessiti del sostegno da parte delle
Istituzioni e dei partner privati, ma soprattutto di politiche culturali lungimiranti che possano rilanciare il comparto culturale della Campania e di tutto il Paese.

Emergenza Coronavirus, gestori delle discoteche: “Noi primi a chiudere e ultimi ad aprire”

Hanno già forzatamente indossato la maglia nera degli ultimi ad aprire, e questa estate, molto probabilmente, non potranno nemmeno iscriversi alla corsa ad ostacoli per recuperare questi mesi di fatturato zero.

Sono i gestori dei locali notturni e gli organizzatori di eventi musicali che non ci stanno ad alzare bandiera bianca, spegnendo musica e riflettori per almeno 5 o 6 mesi, e accendono – virtualmente – gli amplificatori della protesta rivolgendosi direttamente al Governo.
Dalla Campania, il presidente regionale del Silb, il sindacato di categoria aderente alla Confcommercio – Imprese per l’Italia, Enzo de Pompeiis, fa il punto della situazione:

Sotto accusa il piano di aiuti del decreto “Cura Italia” che ha escluso questo particolare segmento di pubblici esercizi che per primi hanno dovuto rispettare le norme sul distanziamento sociale.

Castellammare di Stabia, usura ai danni di un commercialista: arrestato imprenditore

La Guardia di Finanza di Torre Annunziata (Napoli) ha arrestato un imprenditore di Castellammare di Stabia (Napoli) ritenuto responsabile dei reati di usura ed estorsione ai danni di un commercialista della penisola sorrentina.

I finanzieri stanno anche eseguendo un decreto di sequestro da 320mila euro.

I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip di Torre Annunziata al termine di indagini condotte dai finanzieri della Tenenza di Massa Lubrense coordinate della Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Scisciano, sequestrate 11mila mascherine senza marchio CEE. A Caivano arrivate quelle della Regione Campania

Più degli igienizzanti per le mani, sono state le mascherine di protezione il vero business dell’emergenza coronavirus.

A testimoniarlo, l’ennesimo sequestro operato dai carabinieri.

11 mila ne sono state sequestrate, perchè non a norma, in una fabbrica tessile di Scisciano, in provincia di Napoli.

Incensurata, la titolare dell’azienda è stata denunciata per contraffazione e frode commerciale. Le mascherine erano destinate al mercato nazionale, ma erano sprovviste delle necessarie autorizzazioni sanitarie.

Sui prodotti anche il marchio di controllo CEE mai conseguito. Solo l’ultimo sequestro avvenuto in ordine di tempo sul territorio della Campania.

A favorire il commercio illegale, la mancanza di mascherine nelle farmacie e i ritardi nell’invio da parte della protezione civile alle Regioni.

Una lacuna però colmata ieri dalla Regione Campania: sono arrivate infatti in un deposito della zona industriale di Caivano 4 milioni di mascherine che saranno distribuite a domicilio tramite un cronoprogramma nelle cinque province della Campania, con precedenza ai comuni capoluogo.

Coronavirus, settore florovivaistico in crisi: l’allarme degli esperti

Gli effetti dell’emergenza sanitaria stanno provocando numerose ripercussioni sul comparto florovivaistico della Campania, creando molti problemi agli operatori della filiera.

Le restrizioni governative hanno eliminato la possibilità di recarsi ad acquistare fiori freschi.
Con la chiusura dei mercati, poi, e con la sospensione dei funerali e di tutte le altre cerimonie pubbliche, acquistare fiori è diventato impossibile.

Fino al 27 marzo, quando il Governo ha dato il via libera all’attività di produzione, trasporto e commercializzazione di “prodotti agricoli”, consentendo quindi la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso e fertilizzanti.

Ma il risultato dell’emergenza con il blocco delle vendite è stato di un miliardo di fiori e piante appassiti e distrutti nei vivai in tutta Italia, e non solo. Anche il ciclo produttivo è stato gravemente compromesso, come spiega Domenico Sabatino, tecnico agronomo, che si occupa di floricoltura.