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Coronavirus, il teatro Nest apre la prima stagione “virtuale”

Anche a Napoli è calato il sipario nei teatri.

Dopo le disposizioni relative agli spazi chiusi e affollati al fine di scongiurare la diffusione del Coronavirus, spettacoli e concerti in tutta Italia sono stati sospesi fino al prossimo 3 aprile o annullati.

Arriva così dal quartiere di San Giovanni a Teduccio l’idea di avvicinare il pubblico al teatro sfruttando la tecnologia per permettere agli spettatori di assistere agli spettacoli.

Il Nest ha presentato la prima stagione virtuale di un teatro, portando in scena lo spettacolo “Muhammad Alì”, dedicato alla figura del campione di boxe, interpretato da Francesco Di Leva, con Pino Carbone.

A spiegare com’è nata l’idea è stato proprio Di Leva, da poco nominato ai prossimi David di Donatello per il ruolo di protagonista ne “Il sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone, e promotore del gruppo teatrale che dalla periferia di Napoli da anni si sta facendo largo sulla scena artistica nazionale.

La diretta streaming sui social del Teatro Nest di Napoli.

Siamo nel 2060, ha scritto l’attore, ormai il Teatro si vede da casa, sugli smartphone, i tablet e da ogni supporto tecnologico.
Le prenotazioni si effettuano on-line senza acquistare nessun biglietto, grazie al sostegno dello Stato Italiano che in questo 2060 (anno in cui ci troviamo) ha stanziato dei fondi per stipendiare tutti gli artisti Italiani, in modo da produrre continuamente cultura nel nostro paese.

Gli artisti, in quanto dipendenti dello stato, devono recitare, cantare, fare spettacolo, cosi come hanno sempre fatto.

Napoli, due arresti per la sparatoria contro la caserma dei carabinieri

Si sono costituiti i due presunti autori degli spari contro la caserma Pastrengo, avvenuti la notte tra sabato 29 febbraio e domenica 1 marzo, come rappresaglia per l’uccisione del quindicenne Ugo Russo.

Hanno 22 e 23 anni Vincenzo Sammarco e Giovanni Grasso, entrambi residenti nei Quartieri Spagnoli. Uno di loro è il cugino del giovane rapinatore ucciso, in via Orsini a Napoli, dopo aver tentato di rapinare il rolex ad un carabiniere di 23 anni, fuori dal servizio in quel momento.

Erano i primi giorni in cui anche a Napoli si cominciava a percepire i pericoli derivanti dal contagio da coronavirus.

Poco prima dell’1, Ugo Russo, in compagnia di un complice di 17 anni, poi arrestato e affidato dal tribunale a una comunità di recupero, prova a rapinare con una pistola finta il conducente di una Mercedes con il rolex al polso.

Ma quell’automobilista è un carabiniere fuori dal servizio e con se, ha una pistola vera.

Ugo Russo resta a terra, inutile la corsa dell’autoambulanza all’ospedale Pellegrini che verrà devastato poco dopo da un’orda di parenti e amici del ragazzo.

La rabbia per la morte del giovane viene sfoga sul personale sanitario e sugli arredi interni del pronto soccorso.

Passano pochi minuti e ignoti sparano contro la caserma che ospita il comando provinciale dei carabinieri di Napoli.

Pochi giorni dopo una manifestazione di solidarietà non tanto partecipata, ma a cui era presente il padre del ragazzo ucciso dal carabiniere, si è svolta davanti la Pastrengo.

Dopo più di una settimana, i presunti autori si sono costituiti ai carabinieri. Ora sono in stato di fermo con l’accusa di porto d’armi con l’aggravante mafiosa.

Emergenza Coronavirus, assalto ai supermercati dopo il decreto

Nel quartiere napoletano di Fuorigrotta qualche gestore di market, gli allarmisti da coronavirus, li aveva messi in fila dalla mattina consentendo l’ingresso solo a un cliente alla volta.

E questo succedeva diverse ore prima che la lettura del decreto governativo nell’edizione straordinaria del tg 1 scatenasse l’assalto a supermercati e centri commerciali.

Come nel resto d’Italia, anche molti napoletani si sono fatti prendere dal panico dopo che la presidenza del Consiglio aveva comunicato l’estensione delle misure della “zona arancione” in tutte le regioni, nonostante le decisioni del governo non prevedano in alcun modo la chiusura dei negozi di alimentari.

Questo non è servito ad evitare la corsa agli approvvigionamenti e lo svuotamento degli scaffali, come se da un momento all’altro Napoli dovesse essere bombardata come durante la seconda guerra mondiale.

Dalla zona collinare a Fuorigrotta, come detto, in molti si sono messi in fila per fare la spesa.

A corso Europa sono stati visti anche alcuni giocatori del Napoli mimetizzati nelle lunghe file che, tra l’altro, essendo assembramenti di persone, rappresentano comunque un rischio per la salute.

Spari contro la caserma Pastrengo, fermati due presunti autori

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Hanno 22 e 23 anni le due persone fermate dai carabinieri del comando provinciale di Napoli, perchè indagati per porto d’armi, aggravato dal reato di associazione mafiosa (416 bis), in relazione agli spari avvenuti contro la sede provinciale dell’Arma, in piazza Monteoliveto, la notte tra il 19 febbraio e il 1 marzo poche ore dopo l’uccisione di Ugo Russo per mano di un militare fuori dal servizio. Vincenzo Sammarco e Giovanni Grasso sono i due giovani destinatari del decreto di fermo emesso dalla DDA della Procura di Napoli.

La scuola ai tempi del coronavirus, anche a Napoli le prime classroom

L’orario di inizio non cambia. Anche in tempi di coronavirus la campanella suona alle 8 del mattino, ma non è nei banchi delle rispettive aule che gli studenti si accomodano.

La poltrona è quella comoda di casa. Di fronte c’è sempre l’insegnante ma non seduto in cattedra a squadrare assenti e presenti o gli allievi da interrogare alla lavagna.

Che sia Matematica, Storia o Italiano, la lezione si svolge attraverso un monitor di un computer dove in una videochat gli alunni si collegano per andare avanti con il programma scolastico. E’ il segnale che anche a Napoli sono partite le class room

 

Nel clima di paura e incertezza provocati dall’epidemia coronavirus, il rischio è che la chiusura delle scuole e il sistema di lezioni alternative possa slittare fino al 3 aprile. Ma gli studenti non sembrano essere preoccupati Intervista

Coronavirus, anche Videoinformazioni per #napolirestainpiedi

Un hashtag per fare fronte comune contro il nuovo Coronavirus “Covid-19 e le tante iniziative di questi giorni: #napolirestainpiedi. A promuoverlo anche Videoinformazioni, con una cordata di imprenditori e professionisti, con il patrocinio della Confapi di Napoli, che lanciano un appello: “no alla resa” e si attivano per dare un messaggio alla città di Napoli e a tutti quelli che la amano e la visitano.
“Nel giro di poche settimane – hanno sottolineato – il nostro mondo è cambiato, il nuovo virus ha fermato le popolazioni, le ha rese immobili. Tante le difficoltà sanitarie ed economiche che inevitabilmente ci ritroveremo ad affrontare nei mesi successivi”.
“#napolirestainpiedi è la voce di tutti noi, l’invito a non mollare perché solo uniti si è forti e solo insieme si va avanti”: https://youtu.be/EKmjdHJzvk8

info@napolirestainpiedi.it

 

Coronavirus, chiude la movida a Chiaia: i titolari dei baretti annunciano stop forzato

Quello appena trascorso è stato l’ultimo week end che ha visto l’apertura regolare dei baretti della zona di Chiaia. Dopo le polemiche originate dal mancato rispetto del provvedimento che imponeva la distanza di un metro tra le persone e il divieto di assembramento. Sabato il coordinamento dell’associazione Chiaia Night ha annunciato di aver deciso di chiudere i locali fino a nuovo ordine.
“Ci siamo resi conto che la situazione non è facile, seppure si può far rispettare le norme di sicurezza imposte dall’ordinanza, come la distanza interpersonale di 1 metro – dicono i titolari dei baretti -, resta comunque fondamentale salvaguardare la salute dei nostri clienti e dipendenti ed evitare che possano crearsi situazioni di pericolo, così abbiamo scelto di chiudere finché non ci saranno nuove disposizioni”.
Le immagini della folla noncurante dell’allarme da coronavirus aveva fatto infuriare il presidente della regione, Vincenzo De Luca, che aveva minacciato provvedimenti drastici. In concomitanza con la chiusura della Lombardia, il rientro frettoloso dei campani a casa, l’annuncio della chiusura della movida. In altre zone come al Vomero, o in via Aniello Falcone, o ancora nel Centro Storico, si registrano auto chiusure a macchia di leopardo. Di sicuro già domenica si è registrato un crollo verticale delle presenze, segno che la consapevolezza dell’allarme sta entrando nelle coscienze di ognuno.
Il danno economico al comparto è comunque molto. Sarà complicato per tutti gli esercenti rimettersi in carreggiata, ma la salute viene prima di ogni cosa e l’esigenza di contenere il contagio prevale su qualunque ragionamento.

 

 

Bagnoli, allarme topi: i residenti si organizzano per la disinfestazione

E’ allarme per una vera e propria invasione di topi a Bagnoli, in particolare in via Maiuri dove in questi giorni i residenti si stanno organizzando. Alcuni si sono armati di ramazza e hanno provveduto a una sorta di bonifica perchè, denunciano, nessuno si occupa della derattizzazione. Le immagini di questo serviziono sono molto eloquenti. Topi grandi come gatti si muovono liberamente in strada, escono dagli anfratti e passeggiano tra i residenti. Con il pericolo che possano aggredire chiunque.

Coronavirus, il treno partito nella notte da Milano carico di persone in fuga

E’ impossibile calcolare quante persone siano letteralmente scappate dalla Lombardia per rientrare al Sud dopo la fuga di notizie relativa al decreto che sanciva la “chiusura” della regione. Un provvedimento, che a ben vendere, non blocca treni, aerei o altre possibilità di trasferimento, ma impone di motivare l’esigenza di trasferimento e la quarantena per tutti coloro i quali escono dalla zona rossa.

A Napoli è stata una domenica di attesa alla stazione centrale di piazza Garibaldi per familiari e amici di persone che avevano acquistato un biglietto per il treno partito nella notte da Milano. L’arrivo è stato posticipato perché il convoglio è stato fermato nella stazione di Sessa Aurunca e la Polizia Ferroviaria ha identificato tutti i presenti a bordo. Un provvedimento cautelativo imposto dall’ipotesi di reato identificata nel documento del governo per chi si allontana dalla zona rossa e non si mette in quarantena.

Eppure, come detto all’inizio, è impossibile quantizzare quanti abbiano percorso a ritroso la strada che li aveva portati al Nord Italia. Oltre al treno e agli aerei, in molti hanno approfittato dei bus ma anche di passaggi, senza contare quelli che si sono messi in auto ed hanno attraversato la penisola.

Ciò che si teme è che il trasferimento di persone provenienti da zone ritenute ad alto rischio possa provocare un aumento dei contagi nelle regioni del meridione, fino a questo momento meno coinvolte. In serata il presidente De Luca ha emanato un provvedimento in cui impone i controlli alle stazioni e l’auto quarantena per chi è rientrato dalla Lombardia.