Nel pavimento del piano interrato, dove si trovano cassaforte e uffici dell’amministrazione della gioielleria Bulgari, si apre una voragine da cui esce un uomo armato e con il volto coperto che si scaglia subito contro uno dei commessi del negozio di via dei mille. In pochi secondi dal buco escono gli altri complici con delle borse vuote in mano. E’ da questa rapina, avvenuta nel gennaio 2017, che i carabinieri di Napoli, su disposizione della procura, hanno avviato le indagini che hanno portato la scorsa notte all’arresto di 12 persone: tutti componenti della famigerata banda del buco. Associazione a delinquere, detenzione e porto illegali di armi, rapina, furto aggravato e ricettazione, i reati contestati. Sei i colpi accertati tra Napoli e provincia – tutti sventati dai carabinieri – che avrebbero potuto fruttare centinaia di migliaia di euro. La rete fognaria di napoli non aveva segreti per questi malviventi, tutti specializzati: prima studiavano a tavolino le difese passive degli obiettivi, poi gli specialisti dei sopralluoghi entravano negli obiettivi e li “mappavano” per individuare le via d’accesso e di fuga e prendere le misure dei buchi da realizzare; era quindi il turno degli “scavatori”, che si occupavano della realizzazione del buco mentre i “pali”, radiotrasmittente alla mano, li facevano lavorare tranquilli controllando i movimenti in superficie. Nove arrestati sono finiti in carcere, 3 ai domiciliari. Tre erano stati già arrestati in flagranza durante l’indagine: furono sorpresi a Quarto, uno dopo aver tentato un furto in una gioielleria e due con addosso una semiautomatica.
Facciamo scuola, gli stipendi del M5S per gli studenti della Campania
IMMAGINI DI ANTONIO COSCIONE
162 scuole partecipanti, 27 i progetti vincitori a cui è stata destinata la somma di 268.276,44 euro ricavata dal taglio degli stipendi dei sette consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. Sono i numeri di «Facciamo Scuola», il bando organizzato dal Gruppo M5S della Campania, illustrati nel corso di un incontro che si è svolto a Napoli. Sul palco, con i consiglieri regionali Gennaro Saiello, Valeria Ciarambino, Tommaso Malerba, Michele Cammarano, Maria Muscarà, Vincenzo Viglione e Luigi Cirillo, sono saliti dirigenti scolastici, docenti e alunni che hanno illustrato le finalità dei progetti vincitori, votati dai cittadini sulla piattaforma Rousseau. A essere premiati, progetti per l’inclusione scolastica e contro il fenomeno del bullismo, per l’acquisto di nuovi pc, monitor e lim, per implementare le attrezzature sportive in dotazione agli istituti, per la ristrutturazione di palestre, per l’acquisto di strumenti musicali, per l’allestimento di laboratori teatrali e per l’abbattimento di barriere architettoniche. Con 162 progetti presentati, la Campania è prima in Italia per numero di istituti che hanno preso parte al bando.
Caputo, più che di “pace fiscale” sembra un cappio al collo dei contribuenti
NAPOLI – “Il Governo ha inserito nella Legge di Bilancio 2019 diverse novità fiscali degne di una disamina, la pace fiscale e la flat tax. Non capiamo il senso innovativo di una pacificazione fiscale che sembra assumere sempre più le sembianze di un cappio stretto attorno al collo dei contribuenti di questo paese”. Lo ha detto Maria Caputo, presidente dell’Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli.
“Il vero perno di questa “pace fiscale” è il cosiddetto ravvedimento forzato, una possibilità data ai contribuenti di poter fare emergere maggiori imponibili fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme dichiarate ma entro un limite di 100mila euro, scontando una aliquota fissa del 20%. Il primo riferimento – spiega Caputo – non può che esser rivolto alle conseguenze penali di una eventuale dichiarazione integrativa mendace: questo comportamento è punito dalla norma con la reclusione da un anno e sei mesi fino a un massimo di sei anni.
E’ quindi sottintesa la peculiarità di un condono che tutto è tranne che “tombale”, considerata la possibilità di far ripartire i termini di accertamento per l’emissione delle cartelle esattoriali in relazione ai componenti integrati con la dichiarazione speciale. Il paradosso sta nelle conseguenze per chi decide di non avvalersi in alcun modo dei mezzi messi a disposizione dal Governo: questo atteggiamento comporterà un automatico allungamento di tre anni dei tempi possibili per accertamento e controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, il tutto in barba allo Statuto del Contribuente”.
Secondo il presidente Ugdcec, anche la flat tax “non è uno sperato cambiamento. Questa misura non è altro che una estensione di una norma già in vigore. E’ opportuno chiedersi se davvero tale estensione risulti ancora conveniente per i numerosi contribuenti che possono essere coinvolti. Purtroppo sembrerebbe che tali misure pensate dall’attuale governo servano a soddisfare più le esigenze populiste di una nazione stanca piuttosto che mirare ad una crescita vera, attraverso un aiuto concreto alle piccole/medie imprese ed ai professionisti, che rappresentano il tessuto più importante della nostra economia.
In termini di semplificazione di adempimenti è innegabile il vantaggio per il contribuente: i contribuenti aderenti al regime fiscale in questione infatti non sono soggetti agli studi di settore, oltre ad essere esclusi dal campo di applicazione dell’IVA e non essere considerati sostituti di imposta. Inoltre per i forfetari non è previsto l’obbligo di adeguarsi alla fattura elettronica oltre all’esonero dell’invio dello “spesometro”. Naturalmente tali vantaggi si traducono in un risparmio concreto di costi.
Altro punto focale è legato al costo del personale dipendente. Nell’attuale regime una delle cause di non adesione o di esclusione è l’impiego di lavoratori dipendenti che abbiano comportato una spesa superiore di 5mila euro lordi annui. Tale limite, legato all’innalzamento del fatturato, risulta essere un problema serio ed attuale che potrebbe comportare l’utilizzo in “nero” dei dipendenti, pur di rientrare in tale regime”.
Commercialisti, ecco gli strumenti e le strategie per il passaggio generazionale
AVERSA – “Un quarto dei leader aziendali si trova in una forbice tra i 65 ed i 75 anni, per cui rimandare la trattazione del passaggio non è più una soluzione rinviabile. Le famiglie imprenditoriali sono l’alveo statisticamente più importante dell’economia nazionale, ed i patrimoni aziendali, di cui solo il 10/15% sopravvive al 2° passaggio generazionale, sono una fonte di valori consistenti che devono essere tutelati.
Noi commercialisti, consulenti d’impresa, abbiamo il dovere di affiancare gli imprenditori in questo momento così delicato”. Lo ha detto Antonio Tuccillo, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord presentando il forum “Strumenti e strategie per la trasmissione del patrimonio: la pianificazione del passaggio generazionale che si terrà lunedì 22 ottobre 2018 alle ore 14,00 nella sala delle conferenze dell’Odcec Napoli Nord (via Diaz, 89).
Secondo il consigliere delegato dell’Ordine, Vincenzo Natale, “In Italia, circa il 70% delle imprese è a matrice familiare, di queste il 25% è guidato da un leader di età superiore ai 70 anni e il 18%, quindi quasi una su cinque, sarà costretta ad affrontare il ricambio generazionale nei prossimi 5 anni”.
“Sul nostro territorio la società semplice è prevalentemente utilizzata per le aziende del settore agricolo, su cui si basa la nostra economia locale, come strumento per la pianificazione del patrimonio rappresenta un’ottima soluzione, perché grazie alla sua grande flessibilità, può svolgere la funzione di “contenitore” di asset patrimoniali, liquidi o illiquidi. Utilizzata a livello di Holding, può consentire una gestione unitaria di un patrimoni anche consistenti” ha sottolineato Francesco Corbello, consigliere segretario dei commercialisti di Napoli Nord.
“L’organizzazione del passaggio generazionale nelle famiglie imprenditoriali è, senza dubbio, uno dei più frequenti utilizzi del trust, strumento che, per le sue peculiari caratteristiche, ben si presta infatti al raggiungimento dello scopo di organizzare il patrimonio tra i familiari dell’imprenditore e, se occorre, per l’individuazione tra gli eredi e non solo, di colui o di coloro che sono reputati più adatti per assumere il comando dell’impresa oggetto di passaggio”, ha evidenziato Stefano Loconte, docente di Diritto Tributario e Diritto del Trust presso l’Università Lum “Jean Monet” di Casamassima.
Per il notaio Oreste De Nicola “il patto di famiglia è uno strumento su cui il legislatore ha investito molto, intervenendo con diverse modifiche nel corso degli anni, per renderlo sempre più adatto alle esigenze di preservazione dell’integrità del patrimonio aziendale. Il nostro ordinamento, che con il patto di famiglia consente di derogare al divieto di patti successori, ha lo scopo preciso di mettere l’azienda, e la sua continuità, davanti ad altri elementi patrimoniali”.
L’avvocato Tommaso Castiello, incaricato di diritto privato presso l’università di Cassino ritiene che
“nella gestione del passaggio generazionale è importante prestare attenzione al divieto di lesione della quota di legittima spettante agli eredi, in modo che qualsiasi pianificazione successoria, non sia oggetto di azione giudiziaria da parte degli altri coeredi. Decisivo è il ruolo del professionista, sul quale incombono obblighi di cautela ulteriori per garantire la conformità degli strumenti usati al dettato legislativo.
“Azienda e successione sono fenomeni estremamente correlati, ed il passaggio generazionale, che rappresenta un momento molto critico, può tradursi in una grande opportunità se affrontata con l’utilizzo degli strumenti adeguati, verso i quali l’imprenditore deve essere sensibilizzato”, – ha spiegato l’avvocato e dottore commercialista Luigi A. M. Rossi, che introdurrà e modererà il dibattito. “La successione in azienda che non deve essere frutto di un evento, ma deve essere un processo pianificato – ha concluso -, che può portare anche dei significativi rafforzamenti della realtà imprenditoriale”.
Caso Astarita. Le ragazze dell’Afro Napoli United iscritte con l’Indipendent Women
Titty Astarita e le sue compagne dell’Afro Napoli United femminile si sono recate negli studi campani della F.I.G.C. – Lega Nazionale Dilettanti, per richiedere lo svincolo dalla società, dopo l’esclusione di Astarita, capitano della compagine, in quanto presentatasi alle elezioni amministrative di Marano con una lista civica apparentata con La Lega, decisione ritenuta dai vertici dell’Afro Napoli totalmente in disaccordo con la politica di integrazione razziale e sociale portata avanti dalla squadra.
Astarita e le sue compagne, che si erano schierate con lei, potranno ripartire da una nuova squadra dopo aver espletato tutti passi burocratici per poter iscriversi al Campionato Regionale di Eccellenza Femminile.
Ad augurare i migliori successi alla nuova squadra il presidente della L.N.D., Cosimo Sibilia.
Klimt Experience nella Basilica dello Spirito Santo
Una rappresentazione multimediale immersiva, interamente dedicata alla vita e alle opere del padre fondatore della secessione viennese, Gustav Klimt, che coltivò il mito dell’opera d’arte totale, della democratizzazione del bello e della creatività. E’ Klimt Experience, a Napoli dal 20 ottobre al prossimo 3 febbraio, Basilica dello Spirito Santo. Il racconto emozionante di una incredibile avventura umana ed artistica, la messa in scena digitale di opere come “Il Bacio”, L’Albero della Vita”, Giuditta I” e Danae”. Ascoltiamo Claudio Panadisi, Ceo di Time4Fun, partner organizzativo per l’evento.
Intervenuto Roberto Fiorini, sviluppo strategico di Cross Media Group che ha curato la produzione del percorso.
Susi Stracchino, Presidente Associazione MedeArt, in rappresentanza della Basilica dello Spirito Santo, luogo storico della fede napoletana aperto all’arte contemporanea.
Napoli, Ancelotti: “Qui si sta da Dio, questa città è un paradiso”
Si è tradotta in un Carlo Ancelotti Show, la serata di presentazione di “Demoni” il libro scritto dal giornalista Alessandro Alciato.
Tredici storie di tredici calciatori che hanno affrontato un momento particolarmente difficile della loro esistenza. La serata si è svolta a Napoli, alla libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri, in una sala particolarmente affollata.
Presentatore della serata è stato Marco Nosotti e al tavolo c’era anche l’ex presidente del Torino Romero protagonista anche del libro, che il 15 ottobre 1967 investì accidentalmente con la sua auto il suo idolo Gigi Meroni, l’indimenticato campione del Torino.
In platea anche il figlio di Ancelotti, Davide, e l’allenatore dei portieri Nista.
Il tecnico romagnolo del Napoli, ormai entrato nel cuore dei tifosi azzurri, ha parlato delle sue esperienze personali legati ai demoni come quelli descritti nel libro.
“Occorre combattere concretamente le truffe assicurative”
NAPOLI – “Nonostante negli ultimi anni le inchieste giudiziarie si siano moltiplicate e molte attività
appaiono realizzate per contrastare il fenomeno, quasi tutto è rimasto uguale a 20 anni fa quando scrivemmo il libro ‘Truffa in nome della legge’, il questore Maurizio Vallone ed io, su tale emergenza economico-sociale. Se si vogliono davvero ridurre i premi Rca, tra i più cari d’Europa in alcune aree del Paese, bisogna combattere realmente i fenomeni truffaldini ed rendere più efficiente l’intero sistema risarcitorio, ormai obsoleto”.
È quanto afferma Antonio Coviello, professore di Marketing Assicurativo nell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e ricercatore del Cnr-Iriss, esperto in materia, commentando i dati ufficiali dell’IVASS sul fenomeno e in seguito all’inchiesta sulla truffe a danno di compagnie assicurative, con circa 2800 falsi sinistri stradali smascherati.
“I dati dell’IVASS non lasciano dubbi: il numero totale di sinistri denunciati nel 2016 è aumentato a 2.844.383 (+2% su scala nazionale rispetto al 2015). Di questi, nel 2016 sono stati identificati a rischio frode 668.341 sinistri, in aumento rispetto al 2015 di 70.484 unità (+12%). I sinistri oggetto di specifica istruttoria per profili di possibile fraudolenza sono stati 339.550 (+14%). I sinistri posti ‘senza seguito’ per attività antifrode hanno raggiunto le 50.757 unità, con una percentuale in aumento rispetto ai dati 2015 di quasi il 18%. Nel Sud 2.281 sinistri oggetto di denuncia/querela, di cui in Campania 1.516. Troppo poco rispetto al fenomeno registrato”, spiega l’esperto.
“Ma quella rappresentata è solo la punta dell’iceberg – spiega Coviello – alla fine del 2017 l’importo a riserva per le cause civili di primo grado è pari a 5,2 miliardi di euro, di cui il 47% è riferito a cause relative a sinistri con anno di accadimento ultraquinquennale. Tenuto conto che l’ammontare complessivo dei risparmi ottenuti dalle sventate frodi nell’esercizio 2017, è pari ad un importo di 246,8 milioni di
euro (solo l’1,9% sui premi raccolti), se solo si riuscisse a migliorare questo vitale dato, le compagnie risparmierebbero ulteriori centinaia di milioni di euro, a vantaggio della costruzione della tariffa RCA e conseguente riduzione dei premi assicurativi”.
Andando ad analizzare i sinistri per i quali è stata presentata denuncia o querela da parte delle imprese, nel 2016 per tale fattispecie sono stati enumerati 4.578 casi. Rispetto al 2015, in cui erano stati 6.172, si registra una riduzione del -26%.
“Complessivamente i procedimenti penali avviati dalle imprese tra il 2012 e il 2016 sono 17.513, di cui pervenuti a esiti conclusivi il 20%. E questo dato non appare confortante”, sottolinea l’esperto. “Alcuni di questi strumenti, quali l’Archivio Integrato Antifrode dell’IVASS, sono stati creati e attivati solo da poco tempo, ma alcuni dati ufficiali lasciano perplessi sul reale impegno a contrastare il fenomeno
truffaldino: sono state avviate dall’istituto di vigilanza 105 procedure sanzionatorie, di cui 44 nei confronti di imprese che non alimentano correttamente la Banca Dati Sinistri e 61 relative all’alimentazione tardiva della Banca dati degli Attestati di Rischio” conclude Coviello.
Ecco il nuovo sistema di controllo negli enti locali
NAPOLI – “L’evoluzione normativa del sistema dei controlli interni negli enti locali ha subito, nel corso della legislatura, una profonda innovazione, sfociata nel valore della valutazione attribuita ai nuovi soggetti, gli ‘Organismi indipendenti di valutazione’, i quali si sostituiscono, in tale attività, ai servizi di controllo interno”. Lo
ha detto Vincenzo Moretta (nella foto a sinistra), numero uno dei commercialisti napoletani presentando il forum “Il sistema di controllo negli enti locali” che si terrà domani mattina alle ore 9,00 presso la sede dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli (piazza dei Martiri, 30).
“Di notevole importanza la rilevazione delle performance organizzative, della dirigenza e di tutto il personale amministrativo. Occorre sottolineare anche il controllo sugli equilibri finanziari dell’ente – ha aggiunto Moretta – , che è strumentale alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica determinati dal Patto di stabilità interno , mediante il coordinamento e la vigilanza del responsabile del servizio finanziario, nonché dei responsabili dei servizi”.
Interverrà ai lavori il senatore Vincenzo Presutto (nella foto a destra), componente
della commissione Bilancio di Palazzo Madama e presidente della Commissione di studio Oiv dell’Odcec Napoli che parlerà degli
effetti positivi che l’applicazione del piano della performance ha, e potrà avere, sulla gestione della finanza pubblica, locale e nazionale, nonché sull’erogazione dei servizi pubblici essenziali al territorio.
Secondo Mario Michelino (nella foto in alto con Fortuna Zinno), consigliere delegato dell’Odcec di Napoli “si rende sempre più necessario il controllo sulle società partecipate dagli enti locali, il quale dovrà essere periodico e prevedere l’analisi degli scostamenti rispetto agli obiettivi assegnati, anche con riferimento ai possibili squilibri economico finanziari rilevati per il bilancio dell’ente locale.
Ricordiamo che questi enti fanno parte del bilancio consolidato dell’ente e pertanto soggette al di regolarità amministrativa e contabile oltre i consueto che aspetti tipici del controllo di gestione e del controllo strategico.
L’introduzione del controllo sulle società partecipate rappresenta uno degli elementi più innovativi della riforma del sistema dei controlli, quale momento indispensabile alla governance dell’ente locale”.
Oggi, dopo circa vent’anni, il tasso medio di conoscenza della materia pubblica è profondamente cresciuto e i professionisti, in molti casi, sono riusciti ad apportare all’ente locale un valore aggiunto, con proposte e rilievi che hanno migliorato il grado di efficienza, efficacia ed economicità della gestione dell’ente”, ha evidenziato Fortuna Zinno, consigliere delegato dei commercialisti partenopei.
“I professionisti hanno l’obbligo di impostare nuove metodologie di controllo che siano sempre più finalizzate ai settori strategici dell’Amministrazione. Al revisore, sia costituito in forma monocratica o collegiale – ha aggiunto la consigliera Zinno -, viene in primo luogo richiesto di collaborare con il Consiglio, esercitando la vigilanza sulla regolarità contabile e finanziaria e attestando la corrispondenza del rendiconto alle risultanze della gestione.
Le funzioni di collaborazione con il Consiglio Comunale non devono ovviamente sfociare in una attività di consulenza e soprattutto è necessario ribadire la netta separazione tra potere di controllo e potere di gestione. La netta separazione dei ruoli e delle responsabilità è infatti alla base delle rispettive funzioni dell’apparato tecnico, politico e di controllo”.
Salvatore Varriale, presidente della Commissione Enti Locali, ha sottolineato che “il sistema dei controlli interni negli enti locali ha subito nell’ultimo decennio una profonda evoluzione importanti sia i controlli preventivi di legittimità e di merito sugli atti svolti da organi esterni, sia il regime in cui predominano i controlli interni, in particolare quelli sull’attività gestionale.
Fondamentale il principio cardine della distinzione dei poteri di indirizzo e di controllo politico- amministrativo, spettanti agli organi di governo, dai poteri di gestione amministrativa, finanziaria e tecnica nonché di attuazione degli obiettivi, attribuiti ai dirigenti.
Infatti, proprio la distinzione di poteri e compiti tra organi di governo e classe dirigente crea i presupposti, per questi ultimi, di un maggiore grado di autonomia nella gestione; a sua volta, la maggiore autonomia gestionale riservata ai dirigenti ne determina l’accresciuta responsabilità diretta ed esclusiva, in relazione agli obiettivi dell’ente, alla correttezza amministrativa, all’efficienza ed ai risultati della gestione”.
All’incontro interverranno anche Immacolata Vasaturo, consigliere delegato della Commissione Oiv; Paolo Longoni, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e revisore legale negli enti locali; Carmine Cossiga, dirigente finanziario del Comune di Pozzuoli; Gianpaolo delle Donne, componente della Commissioni Enti locali e Organismi indipendenti di valutazione e Gabriele de Gennaro, partner Kpmg.
Truffe nei concorsi per l’esercito, 15 arresti a Napoli
E’ stato un ragazzo a denunciare e far arrestare 15 persone facenti parte di un’organizzazione, con all’interno un generale dell’esercito in pensione, che riusciva a truccare i concorsi per entrare nell’esercito e nella polizia insegnando ai partecipanti come aggirare l’algoritmo dei test di accesso. Al giovane, un componente dell’organizzazione, a cui vengono contestati reati che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla rivelazione di segreti d’ufficio truffa e ricettazione, era stato proposto il pagamento di 15mila euro per accedere alla scuola di formazione finita al centro dell’indagine coordinata dalla procura di Napoli, ma ha deciso di denunciare. Coinvolti nell’indagine, oltre al generale in pensione, Luigi Masiello, candidato alle ultime elezioni comunali del capoluogo campano, altri militari, tra cui un colonnello a riposo, un ex ispettore della Guardia di finanza e un membro della capitaneria di porto. Alcuni di questi concorsi, del 2016, sono stati annullati. Si tratta di quelli per entrare nelle forze di polizia. Mentre i concorsi militari, che consentivano ai vincitori però di poter accedere nelle fila di polizia e polizia penitenziaria dopo 4 anni nell’esercito, hanno visto 50 vincitori. Di questi 50, che avevano appreso il trucco per aggirare l’algoritmo dei test, 43 sono entrati nell’esercito, 5 in aeronautica militare e 3 nella marina. Altri dettagli li ha forniti il generale della guardia di finanza, Gianluigi D’alfonso
