Ancelotti si incarta e Koulibaly fa il resto, la Juve ringrazia (4-3)

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TORINO – Ancelotti si incarta e Koulibaly fa il resto, la Juve ringrazia. Il 4-3 con il quale i bianconeri torinesi vincono è un risultato beffardo, amaro e che fa rabbia per come è maturato. L’autorete di Koulibaly al ’93 è il momento più scontato in una partita letta male dall’allenatore del Napoli nel primo tempo e aggiustata grazie al nuovo assetto tattico della ripresa. Per questo tirare la croce addosso al difensore franco-senegalese è quanto meno ingeneroso. Quello che proprio non è accettabile è il modo con il quale Ancelotti manda in campo la squadra nel primo tempo. Sacrificando i due sulla mediana, Allan e Zielinsky, ad affrontare quattro avversari. Spedendo Fabian Ruiz in un incomprensibile zona alta a destra, bloccando di fatto anche i movimenti di Callejon. Ne viene fuori un match in cui i bianconeri passeggiano su un cadavere, salvo trovare, come in occasione del secondo gol, anche la giocata del campione (Higuain). Se accorge negli spogliatoi Ancelotti (padre o figlio è ancora difficile stabilirlo) e mette la squadra in campo con l’amato 4-4-2. Il modulo con il quale ha giocato e vinto quasi sempre. La Juve arretra e il Napoli, dopo il 3-0 e spinto dalla rabbia dei cori beceri e beffardi della canea bianconera, prima colpisce con Manolas. Poi accorcia con l’esordiente e convincente Lozano. Quindi fa pari grazie al ginocchio in mischia di Di Lorenzo, che dopo aver tenuto bene Ronaldo si concede anche il lusso del gol. Infine, a gara oramai spenta, sugli sviluppi di una punizione contro il Napoli, che non c’è, arriva la beffa. Quella palla che Kolibaly prova a rinviare e invece svirgola mandando alle spalle di Meret ha il sapore amaro di un viaggio da Napoli a Torino. Un tragitto che negli anni ha sempre causato solo dolore, angoscia e rabbia. Per qualunque motivo fosse capitato la sventura di compiere a un meridionale. E non ci dite che è solo calcio.