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#iononriapro, imprenditori e partite iva annunciano protesta contro il Governo

Nasce con i messaggi chiari #IONONRIAPRO #IONONVOGLIOFALLIRE il movimento Insieme Uniti che annuncia una manifestazione di protesta a Roma il 4 maggio per chiedere al Governo interventi drastici a sostegno dell’economia delle imprese. Imprenditori e partite Iva annunciano clamorose iniziativa a partire da Roma per poi estendersi al resto del Paese.
“Siamo all’alba della FASE 2 – è scritto in una comunicazione del movimento -, ossia l’ipotetico ritorno alla normalità e, di conseguenza, la riapertura progressiva di alcune attività commerciali per rimettere in moto un’economia ormai prossima al collasso. In un clima di incertezze e preoccupazione, in cui neanche quanto stabilito dai continui Decreti emanati dal Governo Conte diventa concreto (vedi la cassa integrazione garantita per il 15 aprile e l’indennità INPS ancora non percepiti dai lavoratori; bonus INPS non riconosciuto neanche alle Partita Iva), Insieme UNITI, movimento apolitico e apartitico, riunisce imprenditori della ristorazione, dell’eventistica, della balneazione, delle discoteche, dello spettacolo e lascia spazio, tra le sue fila, anche ai liberi professionisti con Partita Iva (la grande esclusa dal Decreto Cura Italia). Senza slogan, senza striscioni, senza inni e canzoni, Insieme UNITI invita il popolo delle micro e medie imprese a scendere in piazza a Roma, lunedì 4 maggio”.

Nel documento la denuncia: “Non ci sono ancora disposizioni chiare su come avverranno le riaperture, una totale mancanza di comunicazione, da parte del Governo, indebolisce psicologicamente ogni imprenditore che non riesce a vedere la luce alla fine di un tunnel, che sta durando ormai da troppo tempo. E, nel clima attuale, nessun imprenditore della Capitale rialzerà la saracinesca, con evidenti e pericolose conseguenze sociali: milioni di disoccupati, economia ferma, tasse di ogni genere inevase. È evidente che i settori della ristorazione, dell’eventistica, delle discoteche e dello spettacolo saranno in ogni caso i più penalizzati proprio per la loro specificità, che impedisce quel distanziamento sociale richiesto dal protocollo scientifico. A queste categorie si aggiunge quella della balneazione, che rischia concretamente di saltare questa stagione. La riapertura di queste attività commerciali, con un numero di avventori di gran lunga ridotto rispetto all’indotto PRE-COVID 19, porterà al collasso e al fallimento le attività, che si troveranno a fare i conti con incassi risicatissimi, incapaci di coprire i costi relativi al personale, ai canoni di locazione dei mesi di lockdown, alle utenze, all’iva, all’inps, e a tutti quei nuovi costi di adeguamento delle attività per rispettare le disposizioni sanitarie. Esiste solo una strada per uscire da questo massacro: se il Governo vuole aiutare questo tessuto economico costituito dalle piccole e micro imprese, deve adottare strumenti reali di sostegno, dai contributi a fondo perduto ai prestiti a interessi zero della durata di almeno 15/20 anni, senza escludere una moratoria fiscale che potrebbe consentire ulteriore recupero di risorse da reinvestire”.
Alla voce degli imprenditori si unisce quella dei liberi professionisti con Partita Iva. Dai dati MEF, valutati solo negli ultimi 3 anni (dal 2017 al 2019) risulta chiaro che imprenditori e Partite Iva costituiscono la spina dorsale dell’Italia. Se queste due realtà si uniscono e si fermano, il Governo affonda con loro.
“Dentro ogni singola voce del Decreto Cura Italia, c’è uno sgambetto – prosegue il documento -. Nessun imprenditore ha voglia di rimettersi in gioco alle condizioni fin qui paventate. Se il Governo non prenderà una decisione netta e chiara rispetto alle criticità che si prospettano all’orizzonte, nessuno rialzerà la saracinesca, con evidenti e pericolose conseguenze sociali: milioni di disoccupati, economia ferma, tasse di ogni genere inevase”.


LA VOCE DEGLI IMPRENDITORI E DELLE PARTITA IVA


Alberto Gargano, titolare di Dada Umpa Beach Club e di Eurcity (centro Tecnico Federale a Roma in zona Eur) offre una panoramica su entrambi i settori di attività. “Con la stagione balneare ormai prossima non abbiamo ancora nessuna indicazione su quello che sarà il nostro futuro! Si parla di distanziamento sociale, di gabbie di plexiglas, di pasti da consumare in massimo 25 minuti e a distanza dai propri amici e dai propri affetti: di fatto lo spirito goliardico di una gita al mare, che da sempre contraddistingue il popolo italiano, diverrebbe una sorta di “lager” per pochi intimi! Impossibile pensare di affrontare tutte le spese di una stagione balneare in queste condizioni. Il “popolo” dei lavoratori stagionali sarà penalizzato in modo drastico e noi stessi imprenditori non avremo modo di poter garantire il corretto svolgimento della stagione balneare”. E sulla seconda attività: “Le restrizioni paventate non mi metteranno nella condizione di riaprire l’attività in modo adeguato anche in considerazione del fatto che il nostro core business è l’hospitaly di grandi eventi federali e l’eventistica, privata e non: i parametri restrittivi attualmente millantati dal governo impediranno di fatto lo svolgimento di tutte queste attività aggreganti con il conseguente “crack” di tutti i nostri business plan”.
“Insieme ai miei soci Giovanni Nerini e Andrea Laurenza, abbiamo aperto 4 ristoranti nel giro di tre anni con tanti sacrifici e prima del Coronavirus stavamo già programmando altre aperture in altre città – spiega Alessio Di Cosimo, titolare dei ristoranti “Polpetta” di Roma –.  Ora, dopo questa crisi, e soprattutto senza nessun aiuto concreto da parte della Stato, non abbiamo nessuna certezza nel futuro. La Fase 2 è soltanto un’ipotesi fatta di tante fake news e nessuna realtà. Quasi sicuramente saremo costretti a chiudere due dei nostri ristoranti e tenerne aperti soltanto due per provare a limitare i costi fino a quando, si spera, si tornerà alla normalità. Questo ci costringerà, a malincuore, a non rinnovare i contratti di molti nei nostri dipendenti”.
“Le restrizioni portate dal Covid-19 hanno bloccato tutti i settori in cui la mia azienda lavora, investendo circa duecento tra dipendenti e collaboratori – racconta Maurizio Santoro, responsabile di IVS s.r.l., azienda di Sicurezza che opera in tutto il Lazio nel settore intrattenimento, musica e spettacolo –. Le attuali restrizioni sulle riaperture non prevedono un futuro per i nostri servizi, in quanto le modalità impraticabili non rendono neanche lontanamente ipotizzabili assembramenti di nessun tipo, lasciando tutti gli operatori addetti al controllo musica e spettacolo senza lavoro. Dato l’ingente numero di personale impiegato nel settore in tutta Italia, mi auguro che anche questo aspetto verrà dibattuto nelle opportune sedi, al fine di trovare una soluzione che permetta di salvaguardare sia la tutela sanitaria degli avventori, sia il posto di lavoro dell’intera categoria in oggetto”.
“Siamo state una delle attività che hanno chiuso per prime e oggi non ci sono certezze sulla nostra riapertura e sopravvivenza – dichiara Angelo Di Agostino, socio dell’Eden Club, un locale storico di Roma sito in Piazzale dello Stadio Olimpico –. Abbiamo da pagare affitti, utenze, fornitori e tasse entro fine maggio. Con la riapertura si riattiverebbe tutto: dovremo riprendere in carico il personale, le spese aumenteranno in maniera considerevole, mentre il nostro fatturato sarà limitatissimo, considerando la poca affluenza di pubblico in considerazione delle numerose restrizioni che dovremo rispettare. Tutto ciò significa che siamo destinati al fallimento. La nostra attività porta inevitabilmente all’aggregazione di persone ma allora mi chiedo a che pro permetterci di aprire? Per fallire? Forse sarebbe meglio tagliare tutti i costi che dovremo sostenere nel 2020 e permetterci di riaprire solo quando si potrà tornare alla normalità”.
“I giorni di chiusura imposti dall’emergenza sanitaria, senza un supporto concreto, ci hanno privarci dell’unica fonte di reddito e, allo stesso tempo, hanno determinato un forte accumulo delle spese – spiega Alessandro Di Bartolomei, titolare della Cicli Di Bartolomei, attività inserita nel circuito delle Botteghe Storiche di Artigianato di Roma, nata nel 1945 e tramandata, di padre in figlio, fino ad oggi –. Ora ci troviamo davanti a una Fase 2 incerta, senza garanzie, che sta generando nelle persone panico e angoscia dei luoghi chiusi e affollati. Come possiamo pensare al futuro di un negozio su strada?! Probabilmente, saremo costretti a tagliare drasticamente la produzione, posticipate le scadenze per quanto potremo, con la speranza di non arrivare a chiudere. In quel caso oltre a perdere un lavoro e dei contribuenti sempre precisi, lo Stato perderà anche quel ‘pezzo’ di artigianalità che ha sempre dichiarato di voler proteggere e salvaguardare”.
Ho aperto la mia attività 4 anni fa, con tanti sacrifici e grazie alla collaborazione di mio figlio. Senza aver chiesto alcun aiuto alle banche siamo riusciti a portare avanti l’attività, pagando tutto e tutti – racconta Bruna Bernabò amministratrice della B.E.C. Arredamenti e Fabbrica Cucina Srl –. Ora che iniziavamo a vedere la luce in fondo al tunnel ecco il Coronavirus. Di certo l’aiuto dello Stato di 600 euro una tantum (ancora non arrivati) non ni permette di andare avanti. Non so se riuscirò a tenere aperta l’attività. Ora la sensazione è quella di chiuderla”.
“Ho 3 operai, ora in cassa integrazione (non ancora percepita da loro, perché quella data del 15 aprile garantita dallo Stato non è stata affatto rispettata) – spiega Paolo Piersigilli, amministratore della Falegnameria 2019 Srls –. Senza aiuto delle banche sono riuscito ad andare avanti per il primo anno. Ora che si stava ampliando il lavoro, è giunto il Coronavirus e con 600 euro dello Stato (non ancora arrivati) non ci pago neanche la bolletta della luce. Sinceramente non so se riuscirò ad andare avanti”.
“Sono una Partita Iva dal 2006. Produco reddito per lo Stato da 14 anni, eppure nel Decreto Cura Italia del 14 marzo, di me si sono completamente dimenticati – dichiara Francesca Scognamiglio Petino, libera professionista con Partita Iva –. A guardare i dati MEF degli ultimi tre anni, noi liberi professionisti costituiamo il 70% delle partite iva aperte, grazie anche, come si legge proprio nei documenti del MEF, all’introduzione del regime forfettario. Regime forfettario, che, attenzione, è un altro grande bluff dello Stato, messo in giro proprio per ottenere questo risultato: apertura di partite IVA. In un secondo momento, il Decreto viene integrato con l’opportunità di richiedere un bonus (una tantum) di 600 euro a INPS (o cassa previdenziale di appartenenza, nel mio caso l’INPGI) e poi la Regione Campania introduce ancora una seconda possibilità di un bonus di 1.000 euro (sempre una tantum). Io non ho diritto ad accedere a nessuna delle due opportunità, perché queste soluzioni non seguono il tetto del forfettario ma si fermano esattamente alla metà. In ogni caso, né i 600 euro, né i 1000 euro sono una soluzione dignitosa. Ogni mese, la mia più grande preoccupazione sono le tasse. Con la mia fatturazione ferma non riuscirò più a pagarle, ovviamente. Lo Stato ha una sola chance: bloccare e cancellare tutti i ravvedimenti e le rateizzazioni F24, MAV e RAV. Azzerare e ripartire nel 2021, con un regime fiscale totalmente rivisto e meno ‘strozzino’! Tanto comunque noi non pagheremo, perché non abbiamo la possibilità di farlo!”.

“Intervallo Napoli 2020”, il racconto in pillole della città sulle pagine del museo Madre

Il racconto in pillole di una città sospesa: Napoli svuotata per l’emergenza Coronavirus.
Il capoluogo campano si svela in una versione inedita, ritratto dall’obiettivo di Eduardo Castaldo: da domenica è online sul profilo Instagram del museo Madre “Intervallo Napoli, 2020. “
Il progetto originale, prodotto dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli, riprende nella sua struttura quella dello storico format Rai Intervallo, che scandiva la separazione tra le trasmissioni del giorno e quelle serali con immagini simbolo di paesaggi e monumenti italiani.
Partendo da questa suggestione, Castaldo ha lavorato attorno al concetto di “interruzione”, in particolare quella della quotidianità, mostrando allo stesso tempo gli spazi che eravamo fino ad ora abituati a conoscere e vivere in altre modalità. Tutto raccontato in un vero e proprio diario di bordo, composto da fotografie e clip video inedite.
“Lo spazio della città, Napoli, ha raccontato Eduardo Castaldo, spogliato della vita, rivela il suo scheletro e diviene evidenza visiva di questa crisi aperta sul nostro sistema. Sparuti abitanti ne percorrono le geometrie spettrali mettendo in scena gesti quotidiani drammaticamente svuotati del loro senso originario e della libertà di scelta che li legittimava. Al contrario la natura, in questo vuoto, riprende fluidamente il suo vigore e i suoi suoni.

Estorsioni a ditte edili, in manette boss e affiliati Clan Pesacane

Tutto è partito grazie alla denuncia di un imprenditore di Boscoreale: sgominato il clan Pesacane.

Il boss Giuseppe Pesacane è stato arrestato insieme ad altri tre affiliati nel corso di un’operazione dei carabinieri di Torre Annunziata, su richiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Partita da una denuncia per estorsione presentata da un imprenditore della zona lo scorso gennaio, l’indagine ha permesso di accertare come lo storico capoclan, uscito nel 2018 dal carcere dopo dieci anni di detenzione, era riuscito a riprendere possesso della gestione delle attività illegali sul territorio.

Il racket agli imprenditori edili l’attività più redditizia dell’organizzazione. L’inchiesta ha permesso di accertare il tentativo di estorsione aggravata dal metodo mafioso denunciata dall’imprenditore, nonché individuare gli autori del pestaggio del titolare della ditta che 4 mesi fa era stato avvicinato e picchiato da due affiliati del clan armati di bastone e costretto a rifugiarsi in una scuola vicina.

Non l’unico imprenditore della zona taglieggiato. Gli arrestati, Giuseppe e Umberto Pesacane, Giuseppe Ranieri e Santolo Martire, sono ora accusati di tentata estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso.

Coronavirus, altri 45 casi positivi: il totale è di 4.074 contagi in Campania

Sono numeri oramai stabili e confortanti quelli che vengono forntiti da almeno una settimana dall’Unità di Crisi della Regione Campania. Alle 22 di ieri sera erano 45 i casi registrati nella nostra regione con un numero totale positivi di 4.074 su un numero complessivo tamponi di 51.090. In 24 ore 4 nuove vittime e ben 60 guariti. Un bilancio che fa ben sperare per l’avvio della Fase 2 tanto attesa da cittadini e tessuto economico regionale.

Ieri ennesima domenica virtuosa da parte dei cittadini, strade totalmente vuote. Ecco come si presentava Napoli deserta alle ore 12. Anche sul lungomare nessun passaggio di persone e auto nonostante la bella giornata. Stesso discorso per Pozzuoli. L’aumento dei positivi nelle ultime ore, ieri altri tre casi che portano i positivi a 77, ha ancora di più responsabilizzato la cittadinanza a restare a casa. Ieri Nuova vittima al Santa Maria delle grazie. A perdere la vita un anziano. Anche al San Leonardo di Castellammare ci sono stati nuovi contagi: in particolare al reparto di Medicina d’urgenza, dimezzato dal Covid, è giunto personale in supporto dalle altre unità, difatti su 16 infermieri 12 risultano in malattia perchè positivi al Covid-19.

«Qualcosa certamente non ha funzionato», ha dichiarato il neo direttore sanitario Rosalba Santarpia. Ancora zero contagi nelle ultime 24 ore invece a Caserta su 397 tamponi eseguiti. Proseguono i controlli serrati sul comune di Acerra da parte della polizia municipale dopo gli ultimi contagi di venerdì e sabato. Perlustrate tutte le strade del comune per evitare assembramenti. Aumentano le zone rosse che da ieri vedono anche Saviano dopo Lauro, Ariano Irpino e Paolisi. Per quest’ultimo territorio la Regione ha prorogato la chiusura fino al prossimo 21 aprile.

Emergenza Covid-19, Saviano è zona rossa dopo il funerale del sindaco Sommese

Chi ha organizzato il funerale di Carmine Sommese? Perché si doveva partecipare? A chi non si poteva dire no? Sono i tanti, troppi interrogativi inevsai a cui le indagini della Procura, della Prefettura e dei carabinieri dovranno dare delle risposte. In un momento storico in cui i funerali sono stati vietati per tutti perché il sindaco di Saviano ha beneficiato di 4 commemorazioni, banda musicale, palloncini colorati e benedizioni solenni?

Un comportamento inspiegabile che ha di fatto messo Saviano in zona rossa. La Regione Campania infatti non ha perso tempo blindando in entrata e in uscita il comune in provincia di Napoli mettendo in quarantena la popolazione. Assembramenti pericolosi capaci di generare un focolaio epidemico. Il primo a denunciare sul web l’accaduto il sindaco del vicino comune di Camposano Barbato che ha depositato in procura una formale denuncia per far luce su un avvenimento che definisce inqualificabile.

Si difende il vicesindaco Addeo, per molti il deus ex machina del corteo funebre: “Non c’era nulla di organizzato”. La famiglia del compianto sindaco ribadisce che “Era stato chiesto alla città di non commemorare in nessun modo la scomparsa del primo cittadino”. Intanto un corteo era stato organizzato e al sindaco di Nola secondo quanto affermato da alcuni sindaci dell’Area Nolana era stato affidato l’ultimo saluto.

Ospedale Pellegrini devastato dopo l’uccisione di un 15enne, nove arresti: ci sono anche due minorenni

Proseguono le indagini dopo la morte di Ugo Russo il 15enne ucciso durante un tetativo di rapina a Napoli a Santa Lucia da un carabiniere in borghese lo scorso 1 marzo.
Dopo la morte del 15enne, l’Ospedale Pellegrini, dove la vittima fu trasportato d’urgenza fu completamente devastato.

Alcune persone, spinte dalla rabbia per la morte del ragazzino, distrussero il pronto soccorso e le astanterie dell’ospedale come fu ampiamente documentato da una serie di video.

Oggi, sono state emesse 9 ordinanze di custodia cautelare. Tra gli indagati ci sono anche alcune donne, due minorenni e alcuni familiari del quindicenne tra cui uno zio che per primo si recò sul posto.

L’inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dal pool anticamorra diretto dal procuratore Giovanni Melillo, sottolinea l’estraneità ai fatti dei genitori di Ugo Russo, che quella notte non presero parte alla devastazione dell’ospedale.

Napoli, al Vasto esplode ordigno davanti a un panificio

Nella notte tra il 19 ed il 20 aprile, verso le 3,30, un boato ha squarciato il silenzio notturno nel quartiere Vasto.

Un ordigno è stato fatto esplodere all’esterno di una nota salumeria di via Ferrara provocando ingenti danni sia alle serrande che all’interno dei locali del esercizio commerciale.

“Approfittando delle strade deserte, a causa delle restrizioni per contrastare il Coronavirus, troppi criminali sono in strada a mettere a ferro e fuoco la città. Ciò che è accaduto all’esterno della salumeria sembra un atto intimidatorio di stampo camorristico, la camorra non si ferma neanche con un‘epidemia in corso, aggiungono paura ad altra paura, sono dei vigliacchi.

Urge un maggiore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, non possiamo più permettere che la criminalità e la camorra agiscano indisturbati seminando panico e terrore, in questo momento storico la cittadinanza ha più che mai necessità di sentirsi al sicuro e per questo dobbiamo debellare la camorra della nostra città, molto più pericola e nociva di qualsiasi virus.”- ha dichiarato il Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli-“ Quando parliamo di Vasto, parliamo di una situazione molto complicata, il quartiere è una bomba ad orologeria, c’è un’elevatissima presenza di extracomunitari che vivono al di fuori delle regole, occorre militarizzare la zona per poter mettere ordine.”

Bcc Napoli-Confcommercio, Finanziamenti in 10 giorni. Un’intesa per sostenere subito le imprese

“Solo uniti si vince non è solo uno slogan ma un’azione congiunta per tenere vivo il tessuto economico di Napoli e della sua provincia attraverso una sintonia di azioni che vede in prima fila la Banca di Credito Cooperativo di Napoli e Confcommercio”. Così il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Napoli Amedeo Manzo, Pasquale Russo e Carla Della Corte, direttore generale e vicepresidente di Confcommercio Napoli che hanno siglato un’intesa che potrà essere determinante per l’economia napoletana.

Banca e imprese del commercio,dei servizi, del trasporto,del food insieme hanno identificato una modalità immediata per essere al fianco delle aziende che hanno necessità di liquidità utilizzando il cosiddetto “Cura Italia”.

“La difficoltà come sempre è quella di passare da una fase teorica a quella pratica ovvero di far arrivare il denaro nelle tasche degli imprenditori affinché riescano a resistere a questa fase di crisi e a rilanciare evitando anche una disoccupazione che in questo momento potrebbe essere drammatica per l’Italia e in particolare per il Mezzogiorno.La Banca di Credito Cooperativo di Napoli , in sintonia con la propria visione di ‘credito umanistico’ dove efficienza e dialogo sono frutti dello stesso albero, ha attivato tutte le proprie competenze derivanti dall’aver messo in campo negli anni il cosiddetto “rating umano” e ha così reso concreto un percorso che consente in tempi velocissimi (10 giorni lavorativi) di attivare le richieste di accesso ai finanziamenti da parte delle imprese, ha selezionato i testi dei decreti legge, ha organizzato la modulistica necessaria a presentare le richieste di accesso ai finanziamenti. Il tutto attraverso una sezione dedicata all’emergenza Covid-19 sul proprio sito Internet www.bccnapoli.it e con un indirizzo di posta elettronica e personale dedicato. Attraverso questo cosiddetto percorso protetto si riuscirà a dare soddisfazione alle tante imprese aderenti a Confcommercio che oggi hanno la necessità di iniettare nuova liquidità nella loro propria impresa per potersi preparare adeguatamente alla cosiddetta fase due. ” Ha spiegato il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Napoli Amedeo Manzo. La Bcc assicurerà dunque agli associati di Confcommercio, nel rispetto dei limiti e delle regole che lo consentono, una linea immediata di 25 mila euro a tassi agevolati (1,70%) a medio termine fino a 72 mesi con ben 24 di preammortamento per commercianti, artigiani e piccoli imprenditori.

“Abbiamo pensato di essere vicini alla città per gli effetti economici devastanti che nei giorni scorsi hanno prodotto riduzioni di incassi e che oggi sono in molti casi chiusure delle attività che speriamo siano solo temporanee. Dobbiamo essere attivi immediatamente perché dobbiamo prepararci sin d’ora al futuro prossimo. Così come in campo sanitario si stanno facendo grandi sacrifici oggi per star bene al più presto, altrettanto in campo economico non dobbiamo subire passivamente la crisi ma attrezzarci per avere gli strumenti adeguati a far ripartire la nostra economia. E così, insieme a tutto ciò che devono fare le istituzioni come la sospensione di tasse e contributi, i mutui e gli affitti, noi abbiamo inteso costruire un percorso insieme alla BCC NAPOLI per sostenere le imprese del nostro sistema che rappresentano una parte rilevante del PIL e degli occupati di Napoli”, hanno dichiarato Pasquale Russo e Carla Della Corte, direttore generale e vicepresidente di Confcommercio Napoli.

Coronavirus, Istruzione: dalla Regione bonus e bandi per borse di studio

Sono tre le iniziative principali messe in campo dalla Regione Campania per offrire sostegno a studenti e famiglie in un momento di forte difficoltà legata all’emergenza Coronavirus.

Per le università è previsto un bonus una tantum di 250 euro destinato a 40mila ragazzi con famiglie con reddito annuo inferiore a 13mila euro. Si tratta di un contributo finalizzato all’acquisto di materiale informatico e didattico.

Per le scuole superiori riparte, per il terzo anno, il bando per le borse di studio del valore di 300 euro. La platea individuata è di oltre 23 mila studenti e la domanda potrà essere presentata a partire dal 22 aprile.

Gli studenti fino a 15 anni di età potranno invece beneficiare di un bonus da spendere, anche in questo caso, per l’acquisto di attrezzature da utilizzare per l’attività didattica.
La Regione sta ragionando anche sulla possibilità di aiutare le scuole paritarie, che vivono un momento di difficoltà. A questi istituti sarà destinata una quota dei fondi del riparto 2020 e un ulteriore sostegno potrà arrivare dalle risorse che il Governo si è detto disponibile a inserire nel prossimo decreto, atteso entro la fine di aprile.

Coronavirus, ecatombe per i gestori di case vacanze: persi 35 milioni

Persi 35 milioni negli ultimi due mesi in Campania per il settore extralberghiero, dai bed and breakfast agli affittacamere, che fa registrare circa 600 mila presenza in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
L’Abbac, la sigla che riunisce i gestori delle locazioni turistiche in Campania, lancia un appello alla Regione e chiede un incontro urgente insieme a tutti i rappresentanti del comparto.
Secondo l’associazione con la rigida applicazione dei protocolli sanitari all’interno delle strutture per l’accoglienza degli ospiti, saranno in migliaia i gestori che non potranno più riaprire.
In tanti hanno investito i propri risparmi e puntato sull’ aumento esponenziale dei flussi turistici dall’estero registrati negli ultimi anni, grazie ai voli low coast e alla possibilità di vivere l’esperienza di vacanza nelle case degli abitanti del posto.
Agostino Ingenito, presidente dell’Abbac Campania, si rivolge direttamente al presidente De Luca:

“Rischiamo la cancellazione, auspichiamo interventi robusti da parte della Regione Campania. Chiediamo l’istituzione di un fondo di garanzie per tutta la filiera turistica e misure come credito agevolato, finanziamenti per aggregazioni e reti di imprese e contributi di sostegno per i gestori integrativi del reddito oltre che precise agevolazioni per l’adeguamento strutturale e di servizi per quanto previsto le prescrizioni sanitarie a cui attenersi per garantire ospitalità sicura”