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Emergenza Covid-19, all’ospedale Cotugno arriva il San Gennaro di Lello Esposito

Ha fermato la lava nell’eruzione del 16 dicembre 1631, ora a San Gennaro il compito di fermare l’epidemia di Covid 19.

Al netto della scaramanzia e dei riti apotropaici, da questa mattina un busto in bronzo, alto 4 metri e del peso di 2 tonnellate e raffigurante il santo patrono di Napoli, guarda la facciata esterna dell’ospedale Cotugno dove medici e infermieri sono in prima linea dall’inizio della pandemia.

Senza voler travalicare dogmi e parametri della narrazione giornalistica, impossibile non attribuire alla statua la connotazione simbolica legata alla storia del santo e della sua città. A donarla l’artista Lello Esposito.

Ad accogliere il busto il direttore generale dell’azienda ospedaliera dei colli, Maurizio di Mauro.

Camorra, cold case risolto grazie ai pentiti: ordinanza per i fratelli Lo Russo

Le indagini della Squadra Mobile di Napoli hanno fatto luce su un omicidio risalente alla guerra di camorra che, all’ epoca, vedeva contrapposto il cartello della cosiddetta “Alleanza di Secondigliano”, che comprendeva i clan Lorusso e Licciardi, alla “Nuova camorra organizzata” di Raffaele Cutolo.

Due ordinanze di custodia del Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della DDA, sono state notificare in carcere, dove sono già detenuti, ai fratelli Domenico e Giuseppe Lorusso, di 62 e 66 anni. Giuseppe Lorusso si trova in regime di detenzione speciale per associazione per delinquere di stampo camorristico e condanne per omicidio.

Le accuse contestate ad entrambi i fratelli Lorusso sono di concorso in omicidio aggravato ai danni di Espedito Ussorio, avvenuto il 18 Ottobre in via Janfolla, nel quartiere Miano, a Napoli. Ussorio era ritenuto un affiliato alla Nco di Raffaele Cutolo. Gli agenti della Squadra Mobile hanno effettuato riscontri alle dichiarazioni di alcuni collaboratori si giustizia.

Aiuti alle imprese, protestano Fiavet e Confesercenti: escluse migliaia di aziende del turismo

Agenzie di viaggio, noleggiatori con conducente, ma anche campeggi, villaggi turistici, guide e titolari di case vacanza esclusi dalle misure di sostegno alle imprese varate dalla Regione.
Fiavet Campania, la federazione degli agenti di viaggio, e Confesercenti regionale, accusano l’ente di Palazzo Santa Lucia e rilanciano: “Nonostante le rassicurazioni ricevute dall’assessore regionale al Turismo, siamo stati completamente ignorati dal decreto dirigenziale”.
Eppure sottolinea Ettore Cucari, presidente Fiavet-Campania “il personale continua a lavorare da remoto soprattutto per gestire le pratiche di rimborso, ma anche le ripartenze per chi deve necessariamente viaggiare e i rientri di chi per lungo tempo è rimasto lontano da casa”.

In altri termini – evidenzia la Fiavet – le agenzie di viaggio continuano a lavorare per alimentare il comparto turistico che contribuisce al Pil regionale nella misura del 15 per cento e che rappresenta il fiore all’occhiello della Campania.

Sulla stessa linea d’onda anche la Confesercenti Campania che, in una missiva inviata al governatore De Luca, menziona tra gli esclusi anche i noleggiatori con conducente, i villaggi turistici, gli affittacamere, I titolari di case vacanza, e anche campeggi e guide turistiche.
Errati, secondo il presidente Vincenzo Schiavo, anche i parametri utilizzati per circoscrivere le categorie imprenditoriali beneficiarie dei contributi. Troppo basso il limite dei 100 mila euro di fatturato perché molte imprese del comparto turistico – aggiunge il rappresentante della Confesercenti – guadagnano dal 3 al 10 per cento del totale dichiarato. Meglio quindi utilizzare il netto effettivo, sottolinea Schiavo evidenziando che così si rischia di premiare i furbetti che prima della crisi lavoravano al nero”.

Ecco la richiesta avanzata subito dopo la pubblicazione sul bollettino ufficiale delle Regione del decreto a sostegno delle imprese campane: oltre all’accesso immediato a misure per il comparto e per il personale delle agenzie, è necessario rimodulare l’intera offerta turistica affinché la Campania possa immediatamente recuperare il livello di presenze e di arrivi che, fino a un mese e mezzo fa, era al vertice delle preferenze di vacanzieri italiani e stranieri con punte record di occupazione – a primavera e nei ponti di fine aprile dell’anno scorso – di oltre l’85 per cento delle strutture ricettive.

Alla scoperta delle antiche domus di Ercolano con le visite virtuali in 3D

Il Parco Archeologico di Ercolano lancia una nuova esperienza immersiva: “Herculaneum 3D Scan”.
Ogni settimana, nell’ambito della programmazione social del Mercoledì dei Lapilli, i visitatori possono entrare virtualmente in una nuova residenza degli antichi ercolanesi, ammirarne i dettagli costruttivi ed interagire con strumenti specifici con l’ambiente virtuale.
“Herculaneum 3D Scan” nasce dalla volontà di condividere con la comunità, sia essa quella propriamente scientifica, degli addetti ai lavori che del pubblico più ampio, parte della ricchissima banca dati raccolta nell’ambito dell’attività di documentazione e monitoraggio del sito archeologico di Ercolano.
Un esperimento condiviso che esplora non solo le nuove modalità di fruizione virtuale del Bene Culturale ma anche le potenzialità in termini di strumento di lavoro per il settore.
Tra gli approfondimenti pubblicati in rete dal Parco di Ercolano, il caso studio della Casa del Bicentenario raccontato dai protagonisti del progetto, la domus è stata restituita al pubblico dopo oltre trent’anni dalla chiusura, tra conservazione, ricerca e sperimentazione.

Le eccellenze campane in campo per battere il Coronavirus

Una cravatta storica per un momento storico per l’economia italiana.

«Quando si difende il proprio Paese non si fanno calcoli. Io sono convinto, lo dico con tutta la prudenza che mi contraddistingue, che la storia è con noi» così il presidente del Consiglio presentando il programma da 750 miliardi per le imprese.

In un momento storico per il Paese Conte ha indossato una cravatta realizzata per i 150 anni della Repubblica italiana da Ugo Cilento, nota maison partenopea.

Una cravatta «omaggiata nel segno dell’unità d’Italia e come augurio di uscire quanto prima da questo periodo e più forti di prima», spiega Ugo Cilento ottava generazione di una famiglia che dal 1780 produce cravatte sette pieghe sia foderate che sfoderate, realizzate in pura seta prodotta dalle migliori case italiane e inglesi.

Coronavirus, la Fondazione Cannavaro Ferrara mette all’asta le maglie dei campioni

In queste settimane l’emergenza Covid-19 ha scatenato parallelamente un altro contraccolpo, mettendo in seria difficoltà le famiglie più bisognose, le persone fragili e i senzatetto, in maniera urgente.

La Fondazione Cannavaro Ferrara, che ha già predisposto erogazioni liberali a sostegno di strutture sanitarie in emergenza, ha deciso di dare un contributo anche al territorio partenopeo lanciando un’iniziativa online.

Grazie al contributo di tanti amici, da oggi è attiva una campagna di aste di memorabilia calcistici, accompagnata da uno slogan che vuole ribadire questo impegno: Je sto vicino a te: Uniti per Napoli.
Il ricavato della raccolta verrà destinato all’acquisto di beni di prima necessità in collaborazione con alcune associazioni riconosciute sul territorio e già selezionate.

Ciro, Paolo e Fabio sono uniti da esperienze di gioco che li hanno resi protagonisti sui campi di calcio di tutto il mondo, ma anche e soprattutto da fattori che fanno parte del loro DNA, come l’essere napoletani e l’amore per il proprio territorio.

Animati da questo forte sentimento, hanno deciso di lanciare l’iniziativa estendendo l’invito ad unirsi all’asta solidale ad altri amici del mondo del calcio che hanno un legame con Napoli e con la Campania, con la finalità di restituire qualcosa a una popolazione che tanto gli ha dato nel corso degli anni.

Hanno aderito alla campagna fino ad ora: Ciccio Baiano, Salvatore Bocchetti, Marco Borriello, Mimmo Criscito, Danilo D’ambrosio, Antonio Di Natale, Gianluigi Donnarumma, Antonio Floro Flores, Pasquale Foggia, Ciro Immobile, Lorenzo Insigne, Armando Izzo, Rolando Mandragora, Antonio Mirante, Vincenzo Montella, Antonio Nocerino, Raffaele Palladino, Fabio Pisacane, Fabio Quagliarella, Luigi Sepe, Stefano Sorrentino, Guglielmo Stendardo, Pino Taglialatela.

Divise che Uniscono: ogni maglia racconta una sua storia, esprimendo, tramite le parole e i racconti di chi la dona, il valore affettivo che rappresenta. Un valore che è spesso priceless, ma che, grazie alla generosità di chi vorrà conquistarsi un oggetto unico, si tradurrà in un aiuto concreto per chi ha più bisogno.

Tra queste, la maglia del debutto in nazionale di Izzo e Palladino, la maglia con lo stemma dorato indossata da Donnarumma in occasione dei 120 anni del Milan, la maglia del primo campionato vinto in Russia da Criscito, la partita numero 400 di Stendardo, la maglia del gol di Pisacane dedicato ad Astori in occasione di Cagliari – Fiorentina, la maglia del debutto con il Napoli di Quagliarella (Napoli– Livorno 3-1) autore di una doppietta.

“Questa maglia mi ricorda un momento emotivamente difficilissimo: nel giugno 1987, la notte prima del mio debutto in nazionale, Azeglio Vicini entra in camera e mi comunica che avrei giocato titolare, scatenando in me una gioia immensa finché, prima di andare via, il gelo: “…e dovrai marcare Maradona”. Non avrei mai pensato di riuscire a separarmi dalla maglia di Diego, ma l’ho fatto per questa causa, che a noi sta così tanto a cuore”.

Ciro Ferrara

“Lavorando in Cina, dove ha avuto inizio la pandemia e con la rapida diffusione del contagio in Italia e dunque anche a Napoli dove vivono i miei cari, mi sono sentito molto coinvolto. È per questo che dopo aver contribuito ad una prima raccolta a sostegno delle famiglie in difficoltà con NapoliM’like ritengo che lanciare un’iniziativa per la città tramite la nostra Fondazione è un atto di responsabilità finalizzato al bene. Ogni volta la sensazione è quella di provare a restituire, al territorio e alle persone, ciò che Napoli continua a darci senza chiedere nulla in cambio”.

Paolo Cannavaro

“Ci troviamo di fronte ad un’emergenza senza precedenti, davanti alla quale siamo tutti uguali e tutti “convocati” per rispondere. Mi sono adoperato fin da subito lanciando con i miei ex compagni, vincitori del Mondiale 2006 in Germania, la raccolta fondi per la Croce Rossa Italiana “Be Champions against Covid-19”. Con “Je sto vicino a te”, attraverso la Fondazione Cannavaro Ferrara, vogliamo dare conforto alle persone di Napoli che hanno veramente bisogno. Noi siamo presenti: con cuore, forza e impegno e con le nostre “divise che uniscono”.

Fabio Cannavaro

Link per partecipare alle aste online: www.charitystars.com/JeStoVicinoaTe

Coronavirus in Campania, altri 80 contagiati: in totale sono 3.887 positivi

Su 1.762 tamponi esaminati ieri in Campania, 80 sono risultati positivi, portando il totale dei contagiati a quota 3.887.

In totale sono 41.296 i tamponi eseguiti.

Lo rende noto l’Unità di Crisi della Regione Campania. L’ospedale Cotugno di Napoli ha esaminato 553 tamponi (38 positivi); l’ospedale Ruggi di Salerno ha esaminato 220 tamponi (5 positivi); l’ospedale Sant’Anna di Caserta ha esaminato 54 tamponi (nessuno positivo); l’ospedale Moscati di Avellino ha esaminato 174 tamponi (nessuno positivo); l’ospedale San Paolo di Napoli ha esaminato 80 tamponi (9 positivi); l’Azienda Universitaria Federico II ha esaminato 86 tamponi (3 positivi); l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha esaminato 410 tamponi (23 positivi); l’ospedale di Nola (Napoli) ha esaminato 31 tamponi (2 positivi); l’ospedale San Pio di Benevento ha esaminato 79 tamponi (nessuno positivo); l’ospedale di Eboli (Salerno) ha esaminato 75 tamponi (nessuno positivo).Quattro nuovi casi di positività sono stati riscontrati tra i dipendenti dell’ospedale civile di Pozzuoli, tra cui un medico. Si vanno ad aggiungere ai 23 dipendenti risultati positivi ieri, portando il totale a 27.

Oggi sono stati lavorati 183 tamponi, in totale i tamponi effettuati nell’ospedale S. Maria delle Grazie di località La Schiana, dopo il focolaio scoppiato nelle festività pasquali, sono 473. Si conta di completare la lavorazione degli esami entro la giornata di domani in modo da avere un quadro completo della situazione sanitaria.

Cinque ospiti della casa di cura per anziani Villa Mercede di Serrara Fontana sono risultati positivi al coronavirus a seguito delle analisi effettuate dalla ASL Napoli 2 per il monitoraggio della diffusione del covid-19 nelle proprie strutture. Nei giorni scorsi una anziana signora ospite di Villa Mercede era stata trasferita all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli e dopo poco era deceduta, facendo nascere interrogativi sulle cause del decesso.

I cinque pazienti sono in buone condizioni di salute ed attualmente una equipe della ASL sta monitorando la loro situazione per decidere se lasciarli in loco o trasferirli in ospedale. “Bisogna comprendere da dove sia partito il contagio e tracciare i confini del cluster; restiamo in attesa delle indagini della ASL per eventuali ulteriori provvedimenti a salvaguardia della popolazione”, è stato il commento del sindaco di Serrara, Rosario Caruso.

Coronavirus a Napoli, aperta la “Casa per i senza dimora” voluta dal cardinale Sepe

Un alloggio per oltre 40 persone che non hanno una casa, ai senza dimora che abitualmente vivono per le strade, sotto i portoni o i portici.

Si chiama la “Casa per senza dimora” aperta ieri a Napoli, in attuazione del Progetto “La Chiesa che accoglie”, voluto dal cardinale Crescenzio Sepe, a nome della Diocesi e realizzato in sinergia con i Padri Gesuiti, che hanno dato in comodato d’uso l’immobile di via Sant’Ignazio di Loyola, a Cappella Cangiani.

La responsabilità gestionale e amministrativa della “Casa per senza dimora” è stata affidata alla cooperativa sociale “Accoglienza Vincenziana”, presieduta da Suor Giovanna Pantaleo e all’Associazione “Giovani per San Vincenzo”, del presidente Luigi Carbone.

Gli ospiti della struttura avranno in dotazione biancheria personale e da camera e l’abbigliamento necessario.

Oltre l’alloggio, verranno assicurati vitto e ogni possibile assistenza, compresa quella sanitaria e l’animazione.

Maggio dei Monumenti 2020, Giordano Bruno e la visione delle catastrofi

Il tema del Maggio dei Monumenti di quest’anno è Giordano Bruno 20/20: la visione contro le catastrofi. La rassegna che si farà nonostante il periodo è in via di definizione. Intanto scade domenica 19 aprile la manifestazione di interesse pubblicata sul sito del Comune di Napoli per raccogliere proposte culturali tematiche per la storica manifestazione culturale napoletana. Il Maggio dei Monumenti è a cura dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo  e si svolgerà secondo nuove modalità dettate dall’emergenza Covid-19.
Come è noto il Maggio dei Monumenti è una rassegna culturale che si svolge principalmente nel centro storico di Napoli, nell’arco del mese di maggio, e che prevede una serie di eventi quali visite guidate, concerti, attività teatrali, mostre ed iniziative varie, organizzate attorno ad un tema cardine, individuato di anno in anno dall’Amministrazione comunale.
Con il DPCM del 31 gennaio 2020 e i successivi, a seguito del diffondersi dell’epidemia Covid-19 e la conseguente sospensione di manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale, l’Assessorato alla Cultura ed al Turismo ha lavorato a ridefinire l’organizzazione e lo svolgimento del “Maggio dei Monumenti”, rimodulando la manifestazione in un programma di attività artistico-culturali che dovrà declinare il pensiero e la parola di Giordano Bruno da svolgersi  on line sui canali social dell’Assessorato. In verità questa modalità on line l’assessorato la sta sperimentando già dal 9 marzo con il palinsesto #NONFERMIAMOLACULTURA superando il milione di visualizzazioni e la partecipazione di centinaia di artisti e personaggi del mondo della cultura. Per il MAGGIO dei MONUMENTI la novità sarà l’ambientazione dei contributi culturali che l’Assessorato sta immaginando nei luoghi monumentali della città, noti e meno noti, nelle chiese, nei chiostri, nei teatri storici rispettando le norme di sicurezza vigenti.
“Da casa avremo la visione non solo di un’esibizione artistica – spiega l’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli Eleonora de Majo – ma anche e soprattutto una visione nuova di luoghi noti che appariranno completamente diversi, scenografie insolite e uniche che mai più si spera di rivedere. I templi della cultura o i piccoli gioielli nascosti che si riempiranno a maggio di artisti e performer che, da soli, senza pubblico, si esibiranno per il pubblico collegato on line. Si attendono circa 100 performance/rassegne complessive per l’intera durata della programmazione del “Maggio dei Monumenti” per le quali è stato previsto inoltre un gettone di partecipazione. Qualche settimana fa, prima dell’esplosione del contagio da Coronavirus e prima delle conseguenti misure di distanziamento sociale, stavamo cominciando a lavorare al Maggio dei Monumenti del 2020. Avevamo scelto di dedicare la ventiseiesima edizione dell’appuntamento culturale della città di Napoli a Giordano Bruno, filosofo nolano, cresciuto e formatosi tra le mura del Convento di San Domenico Maggiore di Napoli. Figura che ha segnato profondamente la nostra città. Pensatore moderno, eclettico, ribelle al malcostume dell’alto clero e autore di innumerevoli tesi scientifiche, teologiche e filosofiche che inquietarono così profondamente l’ortodossia cattolica da spingere il tribunale dell’Inquisizione a condannarlo al rogo, dopo interminabili processi e audizioni, durante i quali Bruno scelse di non ritrattare mai alcuna delle sue convinzioni. L’obiettivo era quello di declinare al presente la potenza del pensiero di Giordano Bruno, mutuarne la capacità visionaria. Per questa ragione il sottotitolo scelto per il consueto appuntamento della primavera culturale napoletana era: 20/20, la visione contro le catastrofi. La frazione 20/20, oltre ad evocare naturalmente l’anno in corso, è, secondo il sistema frazionario Snellen (così chiamato dal nome dell’oftalmologo olandese che sviluppò questo sistema di misurazione della vista) la perfetta acuità visiva. Così la suggestione che proponevamo era che questo anno fosse in qualche modo disvelatore di una visione inedita, divenuta oramai necessaria per arginare le catastrofi del nostro tempo e che Giordano Bruno e i suoi scritti densi di evocazioni, fossero una guida necessaria lungo questo cammino filosofico, etico, politico. Certo, le catastrofi a cui pensavamo quando abbiamo scelto il tema erano evidentemente tutte quelle che affliggevano (ed ancora oggi affliggono) il pianeta: quella climatica, quella che patiscono sulla propria pelle i milioni di uomini e donne in fuga dai propri paesi, quelle provocate dalle guerre, dalle dittature, dalla crescita esponenziale dell’intolleranza e della violenza mossa dal pregiudizio. Poi è arrivata la pandemia. In poche settimane il pianeta tutto si è ritrovato coinvolto in una crisi sanitaria, economica, sociale, senza precedenti. L’organizzazione della società per come l’avevamo conosciuta ha subito una brusca ed improvvisa frenata. Circa tre miliardi di esseri umani sono chiusi all’interno delle proprie abitazioni. La vita sociale, il contatto umano, le quotidiane attività che ognuno di noi svolgeva, sono interrotte fino a che questo nemico, invisibile agli occhi, non avrà smesso di mietere vittime e fino a che i contagi non si saranno definitivamente arginati. La pandemia è di certo una catastrofe. Una delle più terrificanti. I suoi effetti destabilizzanti avranno conseguenze che molto probabilmente modificheranno profondamente il futuro. Al contempo però proprio la catastrofe ha svestito il Re. In poche settimane tante delle convinzioni, dei dogma, delle scelte che si compievano quasi per inerzia, hanno mostrato tutta la propria fragilità, vacuità. Sembra proprio che questo nostro tempo surreale abbia bisogno di una visione. Di immaginazione e di coraggio per non ripartire da dove ci eravamo rimasti, come se nulla fosse accaduto. Per questa ragione non rinunceremo né rimanderemo il Maggio dei Monumenti 2020. Consapevoli che anche se dovessimo trovarci tra qualche settimana nella cosiddetta “fase due”, quella di lenta riapertura, di certo non potremo assembrarci in nessun luogo, non potremo godere insieme di performance e contenuti culturali, ma potremo e dovremo invece approfittare per riflettere sulla ripartenza. Lo faremo a Maggio, con gli strumenti che avremo a disposizione. Ecco quindi la proposta. Forti del grande successo della programmazione in streaming, che abbiamo portato avanti durante queste settimane di quarantena, anche a Maggio continueremo a produrre contenuti fruibili attraverso i social network. Speriamo, ma questo dipenderà solo ed esclusivamente dalle scelte del Governo, contenuti da poter realizzare non solo dentro casa ma anche nelle strade della città, ma la cui divulgazione avverrà ancora attraverso i social media, perché verosimilmente ci vorrà molto tempo affinché le attività culturali, in presenza di pubblico, possano ripartire a pieno regime. Il programma dovrà essere composto da interventi singoli o piccole rassegne, attorno al tema scelto in precedenza e che oggi risulta di estrema attualità. L’intento è quindi che questa inedita modalità di Maggio dei Monumenti possa diventare oltre che un’occasione di rilancio (virtuale) della nostra città, un momento di riflessione per gli operatori e le operatrici della cultura della nostra città, sul futuro che si presenterà probabilmente molto diverso dal passato che ci siamo lasciati alle spalle. Ci aspettano mesi di rimodulazione del lavoro culturale, a favore dei luoghi di prossimità e dei numeri contenuti. Che questa contingenza possa diventare possibilità di invenzione”.

Coronavirus, 50milioni di euro andati in fumo per le strutture alberghiere di Napoli

Cinquanta milioni di euro andati in fumo per le strutture alberghiere di Napoli solo nel periodo marzo aprile di cui tre milioni e mezzo solo per le festività pasquali.

Tutti chiusi gli hotel napoletani, tranne una decina che ospitano personale sanitario e forze dell’ordine.

Dopo la passeggiata nel deserto delle festività pasquali, Federalberghi Campania ha emanato un vero e proprio bollettino di guerra.

In penisola sorrentina le percentuali sono, nemmeno a dirlo, vicine al 100 per cento in meno rispetto allo scorso anno, interrompendo bruscamente un trend esponenziale di presenze di oltre il 14 per cento a Sorrento, ma anche nel capoluogo e in costiera amalfitana.

Federalberghi attraverso il presidente Costanzo Iaccarino, chiede al governo lo stato di crisi. Gli albergatori temono anche il contraccolpo psicologico dopo il lockdown di questi mesi causato anche dal pericolo di contrarre il virus in strutture al chiuso, nonostante i provvedimenti di sanificazione obbligatoria per tutti i locali aperti al pubblico.

Impietoso il confronto con i dati di pasqua 2019: nel fine settimana lungo di Pasqua di un anno fa infatti l’occupazione ha superato l’85 per cento.

Più complicato, invece, il calcolo dei danni per l’indotto. Chiusi i ristoranti, le strutture all’aria aperta, i lidi e gli stabilimenti termali, e un altro mese di blocco totale può significare – per molti – la chiusura definitiva o il fallimento.