Nel rione sanità, tra via Santa Maria Antesaecula e piazza San Vincenzo, un’altra sparatoria sabato notte, è avvenuta a Napoli.
Nel mirino dei killer un giovane incensurato che è rimasto ferito all’addome e a un braccio. Si tratta di Giovanni Sequino, 26 anni, figlio di Aniello, a sua volta cugino di Nicola, uno dei boss del quartiere Sanità.
I colpi sono stati esplosi in pieno rione Sanità e secondo le notizie fornite dalla polizia l’episodio è avvenuto in un’ora affollatissima di gente, visto che il luogo dell’agguato è a due passi da una nota pizzeria e da pasticceria molto frequentata. Il ferito è stato soccorso e portato all’ospedale Pellegrini.
Due i bossoli ritrovati a terra. Le sue condizioni non destano preoccupazione.
Una delle due persone che ha fatto fuoco indossava una parrucca rossa per non farsi riconoscere dalle telecamere di sorveglianza.
I due si sono allontanati, tra la folla, in sella allo scooter. Sul posto sono giunte sia gli agenti della Squadra mobile che quelli della polizia scientifica per i rilievi ed è iniziata la caccia al killer con la parrucca.
L’ unica “colpa”, del ragazzo ferito, secondo gli investigatori della squadra mobile, è il fatto di essere nipote di Nicola Sequino, attualmente in carcere ritenuto il capo della fazione che contende il controllo del territorio al gruppo Vastarella. Due schieramenti che si stanno facendo la guerra senza esclusione di colpi: basti pensare che negli ultimi giorni sono state segnalate nel quartiere almeno sei “stese”, La posta in gioco,sarebbe il denaro garantito dal controllo di affari come lo spaccio di stupefacenti e il racket delle estorsioni.
Napoli, spari tra la gente: ferito il nipote di un boss
Ospedale San Gennaro, è ancora protesta contro la chiusura
Circa trecento persone sono scese in piazza per dire alla chiusura dell’ospedale «San Gennaro», nel quartiere ‘Sanità’. I manifestanti si stanno dirigendo in corteo verso il centro cittadino. Chiedono che la struttura sanitaria, l’unica del quartiere, venga rilanciata.
Napoli, sbarcano 465 rifugiati: c'è anche il cadavere di una donna incinta
Ha attraccato poco prima delle 8 di ieri mattina al molo 21 del porto di Napoli, la motovedetta Bruno Gregoretti. A bordo 465 rifugiati, provenienti dal centro africa, dal maghreb, dall’afghanistan e dal bangladesh. E anche il cadavere di una ragazza di 25 anni incinta.
Tanti, almeno 98, i minori non accompagnati, tra i 15 e i 17 anni. Ragazzi e ragazze senza genitori che il Comune di Napoli ospiterà per alcuni giorni al centro Polifunzionale S. Francesco a Marechiaro e in comunità convenzionate tra Napoli e l’area metropolitana grazie alla Rete di solidarietà e di accoglienza creata da Palazzo San Giacomo.
Il comandante dell’unità operativa tutela minori della polizia municipale di napoli, Sabina Pagnano, ha sottolineato.
Ad accogliere i rifugiati il vicesindaco Raffaele Del Giudice e il prefetto Gerarda Pantalone
10 gazebi della protezione civile e 2 reti mimetiche dell’esercito, In campo mille persone, tra cui molti volontari e mediatori culturali.
Una squadra di 10 medici dell’Asl e del Cotugno, specialisti in tutte le patologie, sono saliti a bordo e hanno visitato i migranti, a una decina di ragazzi è stata consegnata la tuta bianca, per sospetti casi di scabbia.
Dopo le operazioni di identificazione i 465 sono stati accompagnati nei gazebo per essere rifocillati e vestiti. Quasi tutti sono arrivati scalzi o con buste di plastica ai piedi. Indossavano jeans logori e magliette di fortuna.
La protezione civile ha fornito 600 paia di ciabatte e 600 tute. Ad alcuni hanno consegnato giubbotti e coperte, perchè erano infreddoliti. A piccoli gruppi di trenta quindi i migranti sono stati accompagnati con i pullman in Questura per l’identificazione. I centri organizzati per l’accoglienza a Napoli non hanno mai accolto i minori migranti, e hanno quindi fatto un appello. Occorrono abiti, scarpe, pigiami, biancheria intima e materiale di igiene da portare direttamente al centro a Marechiaro.
Napoli, sbarcano 465 rifugiati: c’è anche il cadavere di una donna incinta
Ha attraccato poco prima delle 8 di ieri mattina al molo 21 del porto di Napoli, la motovedetta Bruno Gregoretti. A bordo 465 rifugiati, provenienti dal centro africa, dal maghreb, dall’afghanistan e dal bangladesh. E anche il cadavere di una ragazza di 25 anni incinta.
Tanti, almeno 98, i minori non accompagnati, tra i 15 e i 17 anni. Ragazzi e ragazze senza genitori che il Comune di Napoli ospiterà per alcuni giorni al centro Polifunzionale S. Francesco a Marechiaro e in comunità convenzionate tra Napoli e l’area metropolitana grazie alla Rete di solidarietà e di accoglienza creata da Palazzo San Giacomo.
Il comandante dell’unità operativa tutela minori della polizia municipale di napoli, Sabina Pagnano, ha sottolineato.
Ad accogliere i rifugiati il vicesindaco Raffaele Del Giudice e il prefetto Gerarda Pantalone
10 gazebi della protezione civile e 2 reti mimetiche dell’esercito, In campo mille persone, tra cui molti volontari e mediatori culturali.
Una squadra di 10 medici dell’Asl e del Cotugno, specialisti in tutte le patologie, sono saliti a bordo e hanno visitato i migranti, a una decina di ragazzi è stata consegnata la tuta bianca, per sospetti casi di scabbia.
Dopo le operazioni di identificazione i 465 sono stati accompagnati nei gazebo per essere rifocillati e vestiti. Quasi tutti sono arrivati scalzi o con buste di plastica ai piedi. Indossavano jeans logori e magliette di fortuna.
La protezione civile ha fornito 600 paia di ciabatte e 600 tute. Ad alcuni hanno consegnato giubbotti e coperte, perchè erano infreddoliti. A piccoli gruppi di trenta quindi i migranti sono stati accompagnati con i pullman in Questura per l’identificazione. I centri organizzati per l’accoglienza a Napoli non hanno mai accolto i minori migranti, e hanno quindi fatto un appello. Occorrono abiti, scarpe, pigiami, biancheria intima e materiale di igiene da portare direttamente al centro a Marechiaro.
Iodice (commercialisti): dall’enogastronomia nuove opportunità di sviluppo economico
CASORIA – “Il settore enogastronomico rappresenta una delle eccellenze del territorio campano. Le sue produzioni, infatti, sono apprezzate a livello nazionale ed internazionale al punto da diventarne una sorta di brand identità naturale e così contribuendo a qualificarne l’immagine nel mondo. Si tratta, quindi, di un asset strategico sul quale i commercialisti, unici interlocutori professionali delle imprese, devono essere specializzati ad intercettare investimenti, per aiutare a sollevare il sistema produttivo e stimolare l’attivazione di sinergie per l’intera economia regionale”. Lo ha detto Massimo Iodice, consigliere dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli Nord, presieduto da Antonio Tuccillo, presentando il forum “Le opportunità di impresa nella Filiera del Food”, che si terrà domani alle ore 9,00 nella sala conferenze dell’Istituto Superiore “Andrea Torrente” a Casoria (Via Duca D’Aosta, 63).
All’incontro interverranno Giovanni De Rosa, dirigente scolastico dell’Istituto Torrente; Bruno Miele, Vicepresidente Odcec di Napoli Nord; Stefano Stanzione, Consigliere Odcec di Napoli Nord; Giuseppe D’Anna, delegato all’innovazione della Confcommercio Imprese per l’Italia della Provincia di Napoli; Maurizio Turrà, presidente di Federlavoro; Gennaro Di Vincenzo, partner Resource, Felice Pelosi, imprenditore del settore Food; Filippo Brighina, Presidente della Commissione Finanza Agevolata.
Concluderà i lavori Giuseppe Vitagliano, consigliere dei commercialisti di Napoli Nord.
"Suriezione", il docucorto di Gennaro Regina sul Vesuvio
Gennaro Regina ha realizzato “Suriezione”, un docucorto sul cratere del Vesuvio.
“Suriezione”, il docucorto di Gennaro Regina sul Vesuvio
Gennaro Regina ha realizzato “Suriezione”, un docucorto sul cratere del Vesuvio.
A Napoli trovato tesoro Narcos: diamanti, orologi e lingotti per 2 milioni
Un vero e proprio tesoro di un narcos napoletano è stato trovato dai carabinieri a Napoli. Si tratta di una valigia e un borsone contenenti numerosissimi orologi, diamanti e lingotti d’oro per un valore di almeno due milioni di euro.
Hera Wedding Style Week a Pietrarsa, un successo tra moda, arte, design, food
Porta a casa numeri importanti, Hera Wedding Style Week, kermesse che si è posta sin dall’inizio l’obiettivo di promuovere il patrimonio artistico e culturale della Campania, attraverso la scelta dei luoghi che ospiteranno nel tempo un evento capace di richiamare il grande pubblico; e il patrimonio umano, creativo, artistico e imprenditoriale, attraverso eccellenze nei settori wedding, moda, food, design, arte.
Il viaggio di Hera Wedding Style Week è iniziato dal Museo di Pietrarsa, luogo simbolo dell’inizio dello spostamento dell’uomo su rotaie, come spiega Marianna Izzo.
Un contenitore interessante e un esperimento vincente Hera Wedding Style Week, che si è rivelata un Salone delle Eccellenze con una passerella dedicata all’arte sartoriale del Made in Italy e alle straordinarie collezioni di Michela Elite in collaborazione con Garini Eventi, Vanitas in collaborazione con Damiani, Mattia Pisano, Bruno Caruso Priveè, Salvatore Pappacena e Maison Signore.
Un impegno concreto con la cena d’arte, organizzata per raccogliere fondi da destinare al restauro dell’opera “Terrae Motus in quel tempo….” di Mario Merz custodita negli spazi della monumentale e prestigiosa Reggia di Caserta.
Grazie a questo intervento sarà possibile portare in mostra, l’anno prossimo, all’Hermitage di San Pietroburgo, l’intera collezione Terrae Motus.
Confronto sul referendum tra Antonio Bassolino e Gianfranco Fini
Antonio Bassolino e Gianfranco Fini a confronto sul prossimo referendum costituzionale.
